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Tarantole in casa: gli errori da evitare tra terrario, clima e cibo

Dalla scelta della specie alla gestione del terrario, una guida pratica per offrire alla tarantola un ambiente sicuro e adatto alle sue abitudini.

Le tarantole possono sembrare animali impegnativi, ma con una preparazione adeguata sono generalmente semplici da gestire. Non hanno bisogno di passeggiate né di attenzioni continue, mentre osservare la caccia, la muta o la costruzione della tela può essere particolarmente interessante.

Prima dell’acquisto, però, è fondamentale conoscere le esigenze della specie scelta. Dimensioni, comportamento, umidità, struttura del terrario e disponibilità a essere maneggiata cambiano sensibilmente da una tarantola all’altra.


La specie determina ogni scelta

Le tarantole appartengono alla famiglia Theraphosidae e vivono nelle aree calde di molte parti del mondo. Ne esistono oltre 1.000 specie, diverse per grandezza, colori e indole: alcune sono relativamente tranquille, mentre altre reagiscono in modo più difensivo e dovrebbero essere soltanto osservate.

Anche l’habitat naturale è decisivo. Le specie arboricole trascorrono gran parte del tempo sugli alberi e hanno bisogno di svilupparsi verso l’alto; quelle terrestri, invece, utilizzano il suolo e spesso scavano. Informarsi prima dell’acquisto permette di predisporre un ambiente adeguato e di avere aspettative realistiche sul comportamento dell’animale.

Per molte persone la tarantola può diventare anche un modo per ridurre la paura dei ragni. Conoscere le abitudini di questi animali tende infatti a renderli meno inquietanti, oltre a offrire l’opportunità di osservare da vicino comportamenti naturali insoliti.


Il terrario deve seguire le sue abitudini

La larghezza e la profondità del contenitore dovrebbero corrispondere, in linea generale, a circa due o tre volte l’apertura delle zampe dell’esemplare. L’altezza va invece scelta in base al tipo di tarantola: per una specie arboricola serve più spazio verticale, mentre una specie terrestre necessita soprattutto di una superficie utile per muoversi e scavare.

Un contenitore eccessivamente grande non è sempre un vantaggio. In uno spazio dispersivo la tarantola può avere difficoltà a individuare la preda, perché percepisce il cibo soprattutto attraverso le vibrazioni. La soluzione migliore è un ambiente abbastanza ampio da consentire comportamenti naturali, ma non tanto esteso da rendere complicata la ricerca dell’alimento.

Il substrato costituisce la base dell’allestimento. Per le specie terrestri possono essere utilizzati fibra di cocco, torba o una miscela dei due materiali, con uno strato indicativo di 10-15 centimetri. Deve riuscire a mantenere la forma quando viene compresso, senza risultare fradicio.

Per le arboricole sono sufficienti in genere pochi centimetri di fibra di cocco o corteccia; in questo caso contano soprattutto l’altezza del terrario e la presenza di superfici su cui arrampicarsi. Cedro e pino vanno evitati, perché possono essere tossici per gli aracnidi. Il substrato deve inoltre essere sostituito con regolarità per limitare la formazione di muffe.


Umidità e aria vanno bilanciate

La temperatura ideale dipende dalla specie, ma molte tarantole si trovano bene tra 21 e 27 gradi Celsius. Gli esemplari originari di zone particolarmente calde possono richiedere valori superiori. Nella maggior parte delle abitazioni la temperatura ambiente rientra già nell’intervallo necessario, quindi spesso non occorrono apparecchi per il riscaldamento.

L’umidità, invece, deve essere valutata con maggiore attenzione. Le specie delle foreste pluviali possono avere bisogno di percentuali comprese tra il 75 e l’80%, mentre quelle provenienti da ambienti aridi stanno meglio intorno al 40-60%. Una ciotola d’acqua e una nebulizzazione calibrata aiutano a mantenere il livello adatto; un igrometro consente di controllare il valore all’interno del terrario.

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L’aria deve circolare, anche quando l’ambiente necessita di una certa umidità. Fori di ventilazione o pannelli a rete impediscono che il contenitore diventi stagnante e riducono il rischio di muffe e altri problemi. Questo accorgimento è particolarmente importante per le specie che preferiscono condizioni più asciutte.


Nascondigli e arredi riducono lo stress

Ogni tarantola dovrebbe poter contare su un rifugio in cui sentirsi protetta. Per le specie terrestri si può usare un pezzo di corteccia oppure un piccolo contenitore di plastica dotato di un’apertura, così da creare una tana semplice ma funzionale.

Le specie arboricole hanno invece bisogno di rami, corteccia e piante artificiali che offrano appigli e punti adatti alla costruzione della tela. Gli elementi decorativi non servono soltanto a rendere il terrario più naturale: aiutano l’animale a sentirsi al sicuro.

Una tarantola sottoposta a stress può diventare più incline a comportamenti difensivi e perdere interesse per il cibo. Per questo è importante non trascurare né i nascondigli né gli arredi collegati alle abitudini della specie.


Il cibo va scelto con attenzione

Le tarantole sono carnivore. In cattività la loro alimentazione comprende soprattutto grilli, blatte e cavallette; per gli esemplari più grandi alcuni allevatori utilizzano anche piccoli rettili o topi, una pratica più frequente con le specie di dimensioni maggiori.

La preda deve essere proporzionata all’animale: una regola generale è scegliere un insetto grande quanto il corpo della tarantola o leggermente più piccolo. Un alimento troppo voluminoso può provocare ferite, mentre uno eccessivamente minuto potrebbe non garantire un apporto nutrizionale sufficiente.

La frequenza dei pasti varia in base all’età e alla specie. Gli esemplari giovani possono mangiare ogni pochi giorni, mentre gli adulti riescono spesso a trascorrere una o due settimane tra un pasto e l’altro. È possibile offrire il cibo con regolarità e lasciare che sia la tarantola a stabilire quando alimentarsi.

Se la preda resta nel terrario per alcune ore senza essere mangiata, va rimossa. Un insetto lasciato a lungo nell’ambiente può provocare stress e, in determinate circostanze, ferire la tarantola.


Prede vive o già uccise

Gli insetti vivi stimolano la caccia e riproducono più fedelmente il comportamento naturale della tarantola. Tuttavia, possono diventare pericolosi se l’animale non ha fame oppure se la preda è troppo grande o aggressiva.

Le prede già uccise, comprese quelle scongelate dopo essere state congelate, rappresentano in alcuni casi un’opzione più sicura, perché riducono il rischio di uno scontro durante il pasto. La scelta va comunque adattata alle dimensioni della tarantola, alla specie e alla sua risposta all’alimento offerto.

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