Russamento del cane: quando respirare diventa una fatica
Il rumore durante il sonno può essere innocuo, ma nei brachicefali o se compare insieme ad altri disturbi respiratori richiede un controllo veterinario.
Se il cane russa ogni notte, ansima durante una passeggiata o rinuncia facilmente al movimento, quel suono non dovrebbe essere liquidato come una semplice peculiarità della razza. Potrebbe indicare che l’animale sta compiendo uno sforzo eccessivo per far passare l’aria, soprattutto quando il problema è frequente e accompagnato da altri segnali.
GioiaPura
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Quando serve una valutazione
La visita veterinaria diventa particolarmente importante se il russamento appare all’improvviso in un cane che non aveva mai avuto questo problema. Anche il respiro rumoroso da sveglio, l’affanno dopo attività minime, la scarsa resistenza al caldo o la presenza di pause durante il sonno meritano attenzione.
Sono da osservare anche i risvegli ripetuti, le posizioni insolite assunte per dormire e un peggioramento progressivo del rumore. Nei cani brachicefali, cioè quelli con muso molto corto, non è prudente considerare il russare continuo un tratto normale: può riflettere un’ostruzione delle vie respiratorie destinata ad aggravarsi.
Interventi e accorgimenti utili
Per un soggetto non brachicefalo che russa solo ogni tanto, si può intervenire sull’ambiente e sulle abitudini. Ridurre fumo, polvere e sostanze irritanti, controllare il peso e offrire una superficie di riposo che mantenga il collo in una posizione naturale sono misure semplici ma potenzialmente utili.
Quando la conformazione del muso è coinvolta, invece, occorre un inquadramento più accurato da parte di un veterinario esperto. In base all’età, alla gravità dei disturbi e allo stato generale, possono essere valutate procedure per ampliare le narici oppure rimuovere parte del palato molle in eccesso, così da favorire il passaggio dell’aria e migliorare il benessere quotidiano.
Le cause oltre la conformazione
Anche un cane dal muso allungato può iniziare a russare. Un accumulo di grasso intorno alle vie respiratorie, spesso legato al sovrappeso, può restringere il canale dell’aria; in questi casi il dimagrimento seguito con criterio può attenuare il disturbo.
Tra le altre possibilità rientrano infezioni delle prime vie respiratorie, allergie provocate da polvere, acari o muffe, polipi e formazioni anomale. Nei cuccioli va considerata anche l’eventuale presenza di un corpo estraneo nelle narici, mentre negli animali anziani il fenomeno può comparire o aumentare per la perdita di tono dei tessuti della faringe.
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Perché i brachicefali russano
Il muso corto e il cranio compatto di razze come Bulldog Inglese, Bulldog Francese, Carlino e Cavalier King Charles Spaniel derivano da una selezione effettuata dall’uomo per molte generazioni. La riduzione delle ossa del muso, però, non è stata accompagnata da una proporzionata diminuzione dei tessuti molli interni.
Il risultato può comprendere narici ristrette, palato molle troppo lungo e, in alcuni casi, una trachea più piccola. L’insieme di queste alterazioni prende il nome di Sindrome ostruttiva delle vie aeree del brachicefalo e può provocare rumori respiratori non soltanto durante il sonno, ma anche quando il cane è sveglio.
Questa conformazione è associata inoltre a difficoltà respiratorie, ridotta tolleranza allo sforzo e alle alte temperature, problemi agli occhi sporgenti e irritazioni nelle pieghe della pelle. Anche l’anestesia può comportare rischi maggiori, motivo per cui sono consigliabili controlli regolari e particolare cautela nei periodi più caldi.
Il russamento può essere passeggero
Il rumore nasce quando l’aria attraversa una zona ristretta delle vie respiratorie superiori e fa vibrare i tessuti molli circostanti. Il restringimento può trovarsi nel naso, nella faringe o nella laringe, senza che questo indichi necessariamente una malattia.
Una posizione scomoda durante il sonno, un lieve disturbo respiratorio o l’esposizione stagionale al polline possono infatti provocare episodi limitati. Se il cane torna rapidamente alla normalità e non mostra altri sintomi, il fenomeno tende a non richiedere un intervento urgente; diversamente, la sua frequenza e l’eventuale peggioramento devono essere riferiti al veterinario.
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