Microchip, la verifica che può riportare a casa cane e gatto
Un dispositivo grande quanto un chicco di riso identifica l’animale per tutta la vita, ma funziona davvero soltanto se i dati del proprietario sono registrati e aggiornati.
Il vero valore del microchip emerge quando un animale si perde: in pochi secondi può trasformare un cane o un gatto senza riferimenti in un compagno riconducibile alla propria famiglia. Il dispositivo, però, non è sufficiente da solo. La registrazione corretta e l’aggiornamento dei recapiti sono passaggi decisivi per rendere efficace l’identificazione.
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Il codice deve avere dati validi
Il microchip contiene un codice numerico personale composto da 15 cifre. Se quel codice non è collegato a informazioni corrette nella banca dati ufficiale, chi ritrova l’animale non può risalire facilmente al proprietario: il dispositivo è presente, ma manca il collegamento necessario.
Per questo, dopo l’impianto, è importante controllare che l’animale sia stato inserito nell’anagrafe canina regionale o, nel caso dei gatti, in un registro riconosciuto. Anche un cambio di casa, numero di telefono o proprietario deve essere comunicato tempestivamente. Una conferma scritta del veterinario e la conservazione dei documenti del microchip possono aiutare a evitare errori.
Un impianto rapido e senza batterie
Il dispositivo è un piccolo transponder a radiofrequenza, rivestito con materiale compatibile con l’organismo e paragonabile per dimensioni a un chicco di riso. Viene posizionato sotto la pelle, di norma sul lato sinistro del collo, attraverso una siringa specifica. L’operazione dura poco, non richiede anestesia generale e provoca un fastidio limitato, simile a quello di una vaccinazione.
Dopo l’inserimento non servono batterie, ricariche o interventi di manutenzione. Il chip resta utilizzabile per tutta la vita dell’animale e viene letto avvicinando un apposito dispositivo alla zona interessata. Il codice può essere rilevato in ambulatori veterinari, canili, rifugi e durante i controlli delle autorità.
Quando il ritrovamento diventa possibile
Un animale può allontanarsi per molte ragioni: un cancello rimasto aperto, un rumore improvviso, un viaggio o un trasloco. Secondo le stime disponibili, circa un animale domestico su tre rischia di perdersi almeno una volta. In questi casi, una medaglietta può cadere o essere rimossa, mentre il microchip rimane associato all’animale.
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Quando un cane o un gatto viene trovato, il lettore individua il codice e gli operatori verificano la banca dati. Se le informazioni sono aggiornate, il contatto con la famiglia può avvenire rapidamente. Le stime disponibili collocano tra il 50 e il 90 per cento la possibilità di ritrovamento per gli animali identificati e registrati correttamente, mentre la percentuale diminuisce sensibilmente senza un sistema di identificazione.
Obbligo per i cani, scelta utile per i
In Italia il microchip è obbligatorio per i cani, che devono essere identificati e registrati secondo i tempi stabiliti dalla normativa. I dati confluiscono dall’anagrafe regionale nella banca dati nazionale. Per i gatti, invece, le regole non sono uniformi in tutto il Paese: alcune regioni e alcuni comuni prevedono incentivi o richieste specifiche, soprattutto per animali appartenenti a colonie o coinvolti in programmi di sterilizzazione.
Anche quando non è imposto dalla legge, il dispositivo viene raccomandato dai veterinari. I gatti possono infatti muoversi autonomamente e oltrepassare con facilità il territorio abituale. In diverse realtà sono inoltre disponibili campagne gratuite o a tariffa ridotta, spesso organizzate con le aziende sanitarie locali.
Quanto costa e cosa controllare
La spesa cambia in base alla regione e alla struttura veterinaria, ma generalmente resta contenuta rispetto alla protezione garantita per tutta la vita dell’animale. Per procedere basta fissare una visita, portare il cane o il gatto dal veterinario, effettuare l’impianto e completare la registrazione.
Chi possiede già un animale identificato dovrebbe verificare periodicamente che telefono, indirizzo e nominativo siano ancora corretti. Una richiesta al veterinario o un controllo attraverso i servizi disponibili può confermare che il codice sia associato ai recapiti giusti: è questo passaggio, più del chip in sé, a mantenere aperta la possibilità di un ritorno a casa anche dopo molto tempo.
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