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Mestre, il lupo va a processo: in aula contano più i fatti delle paure

A Mestre un dibattimento con magistrati, avvocati e un attore nei panni del lupo userà il linguaggio della giustizia per affrontare miti, predazioni e convivenza.

Le leggende hanno spesso deciso in anticipo la sorte del lupo. A Mestre, invece, l’animale sarà idealmente chiamato a difendersi davanti a un pubblico invitato a valutare dati, responsabilità e possibilità di convivenza, senza fermarsi alle paure tramandate nel tempo.

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La convivenza resta il nodo centrale

Il confronto non può ignorare le difficoltà degli allevatori che subiscono predazioni. Per chi vive di pastorizia, la perdita di un animale è un danno concreto e le strategie di prevenzione, come cani da guardiania e recinzioni elettrificate, comportano costi e richiedono un adeguato sostegno da parte delle istituzioni.

Restano aperte diverse domande: quale sia davvero la consistenza della popolazione lupina, quanti episodi siano documentati e quali strumenti funzionino meglio per ridurre i conflitti. Il punto di equilibrio dovrà tenere insieme protezione della biodiversità e tutela delle attività agricole, senza trasformare il dibattito in uno scontro ideologico.


A Mestre il lupo finisce in aula

L’appuntamento è fissato per venerdì 23 ottobre 2026, dalle 17:00 alle 19:00, all’Auditorium del Centro Congressi Venezia di Mestre. L’iniziativa prenderà la forma di un processo-spettacolo, con un animale immaginario chiamato a rispondere dell’uccisione di bestiame, tra un agnello e un vitello.

A interpretare il lupo sarà l’attore Moreno Corà. Nel dibattimento interverranno anche magistrati e avvocati, chiamati a portare argomenti giuridici e scientifici davanti agli spettatori. Non è previsto un verdetto giudiziario ordinario: il procedimento serve piuttosto a mettere alla prova convinzioni diffuse e semplificazioni.


Le paure non coincidono con i dati

Uno dei luoghi comuni più radicati sostiene che il lupo sia stato riportato in Italia dall’uomo. Il suo ritorno, invece, è avvenuto spontaneamente, senza programmi di reintroduzione artificiale: un elemento che incide sia sulla lettura ecologica sia sulle discussioni relative alla sua gestione.

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Anche i numeri sugli episodi ai danni delle persone invitano a una valutazione più precisa. Nel periodo compreso tra il 2017 e il 2024 sono stati registrati 19 attacchi non mortali attribuiti a 7 esemplari. Il dato non cancella i problemi degli allevamenti, ma ridimensiona l’immagine di un predatore sempre fuori controllo.

Nell’immaginario delle fiabe, il lupo è spesso il divoratore di nonne e bambini, oltre che la minaccia dei villaggi. Questa rappresentazione ha contribuito nei secoli a campagne di abbattimento e ha reso più difficile il dialogo tra comunità rurali, istituzioni e mondo della conservazione.


Un dibattimento per imparare a ragionare

La scelta del tribunale come cornice narrativa punta a trasformare una questione ambientale in un confronto basato su prove e obiezioni. Il pubblico è chiamato ad ascoltare posizioni diverse, verificare gli argomenti e distinguere ciò che è documentato da ciò che appartiene alla tradizione o alla paura.

La presenza di professionisti del diritto accanto a Moreno Corà rafforza il carattere concreto dell’iniziativa. Il teatro fornisce la situazione scenica, mentre le competenze giuridiche e scientifiche aiutano a esaminare il caso da più prospettive. Al termine, più che una condanna o un’assoluzione, l’obiettivo è lasciare agli spettatori domande meglio formulate e una conoscenza meno condizionata dai miti.

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