Il lupo in aula a Mestre: il processo che divide natura e territorio
Il 23 ottobre una simulazione con magistrati, avvocati e scienziati metterà al centro paure, predazioni e possibili soluzioni per la convivenza.
A Mestre il lupo finirà simbolicamente sul banco degli imputati, ma il vero tema dell’udienza sarà il rapporto tra la fauna selvatica e le attività umane. La storia costruita per la simulazione comprende un vitello ucciso, un colpo sparato da un cacciatore e un animale chiamato a “raccontare” la propria versione dei fatti.
L’appuntamento è fissato per venerdì 23 ottobre 2026. Non ci sarà una sentenza giudiziaria autentica: l’iniziativa userà il linguaggio del tribunale per mettere a confronto paure, conoscenze scientifiche e problemi concreti legati alla presenza del predatore in Italia.
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Un imputato tra paure e scienza
Il “Processo al lupo” sarà una rappresentazione pubblica con magistrati e avvocati reali. L’organizzazione è curata dalla Commissione per i Diritti degli Animali della Camera Penale Veneziana, insieme al corso WHALE dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e a LNDC Animal Protection.
Moreno Corà interpreterà il lupo, mentre la difesa sarà sostenuta da Monica Gazzola e Michele Pezone, responsabile dei diritti animali di LNDC Animal Protection. Nel dibattimento troveranno spazio anche le ragioni dell’allevatore che ha perso il vitello e del cacciatore coinvolto nella vicenda immaginaria.
Il pubblico potrà seguire l’evento direttamente in aula oppure collegarsi a distanza attraverso lo streaming. Tra gli interventi è previsto anche quello di Mia Canestrini, zoologa e divulgatrice scientifica impegnata da oltre quindici anni in progetti dedicati alla conservazione del lupo.
Il nodo resta la convivenza
Il ritorno del lupo viene considerato da alcuni un risultato importante per la biodiversità. Per allevatori e residenti, però, la sua presenza può tradursi in predazioni del bestiame, costi aggiuntivi e timori legati agli incontri con gli animali selvatici.
Francesca Lacchin, alla guida della Commissione per i Diritti degli Animali della Camera Penale Veneziana e della sezione veneziana di LNDC Animal Protection, individua nella disinformazione e nella paura due elementi capaci di influenzare il giudizio sul predatore. L’iniziativa non punta a dipingere il lupo come innocuo né a trasformarlo in un animale domestico, ma a spiegare il suo comportamento e la sua funzione nell’ambiente.
Il lupo contribuisce infatti a regolare le popolazioni di alcune specie selvatiche e partecipa agli equilibri degli ecosistemi. La sua tutela deve tuttavia procedere insieme a strumenti adeguati per limitare i conflitti nelle zone rurali e montane.
Difendere gli allevamenti
Le perdite di bestiame rappresentano una difficoltà reale per diverse aziende agricole. Per questo la protezione del lupo, secondo il percorso proposto a Mestre, non può prescindere dall’ascolto di chi lavora sul territorio e dalla ricerca di misure pratiche.
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Tra le soluzioni indicate figurano recinzioni elettrificate installate e controllate correttamente, cani da guardiania scelti e gestiti in modo adeguato, oltre a ricoveri notturni sicuri. Anche la gestione dei rifiuti e delle altre fonti di cibo può contribuire a non attirare i predatori.
Informazione e formazione rivolte ad allevatori, abitanti ed escursionisti completano il quadro. L’efficacia delle misure dipende dalle caratteristiche delle singole aree e dalla collaborazione tra istituzioni, esperti, associazioni e comunità locali.
Una tutela in evoluzione
Il dibattito si inserisce anche nella discussione sul riconoscimento degli animali nell’ordinamento italiano. La Commissione per i Diritti degli Animali della Camera Penale Veneziana promuove attività formative destinate, tra gli altri, ad avvocati, veterinari, guardie zoofile e operatori delle forze dell’ordine.
Per Lacchin, il cambiamento non può limitarsi alla risposta ai casi di maltrattamento o alle uccisioni illegali. Serve una maggiore consapevolezza delle esigenze etologiche degli animali e del loro valore come esseri viventi, oltre che del legame costruito con le attività umane.
Sul piano europeo, nel 2025 è iniziato il passaggio del lupo da un sistema di tutela più rigido a uno meno restrittivo. La modifica ha suscitato reazioni opposte: le associazioni ambientaliste temono conseguenze per la specie, mentre altri soggetti chiedono strumenti più ampi per gestire i conflitti.
La domanda lasciata dall’udienza
La gestione del lupo dovrà comunque fondarsi su dati scientifici, regole in vigore e interventi commisurati alle necessità effettive dei territori. Il processo simulato non dovrà quindi stabilire se l’animale sia “buono” o “cattivo”, categorie che non descrivono il comportamento di un predatore selvatico.
L’obiettivo è mostrare che la conservazione della biodiversità e la protezione delle comunità locali possono essere affrontate insieme. A Mestre il lupo avrà una difesa simbolica; il confronto più importante riguarderà il modo in cui gli esseri umani scelgono di vivere accanto alla natura.
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