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4 Zampe 3 min di lettura2 ore fa

Mercati e fiere, la petizione per vietare gli animali vivi

La campagna Not for sale denuncia rischi per animali e consumatori e chiede regole uguali in tutta Italia

Una petizione nazionale chiede di impedire la compravendita di animali vivi nei mercati e nelle fiere italiane. La campagna punta a introdurre una disciplina unica per superare le differenze tra territori.

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Acquisti impulsivi e cure necessarie

L’esposizione di cuccioli, pulcini o piccoli conigli può spingere i visitatori, soprattutto i bambini, a chiedere un acquisto immediato. Secondo le associazioni, però, una decisione presa davanti a una bancarella rischia di non tenere conto dell’impegno richiesto nel tempo.

Ogni specie necessita di spazi adeguati, alimentazione corretta, cure veterinarie e condizioni ambientali compatibili con le proprie caratteristiche. Un coniglio, per esempio, non dovrebbe vivere stabilmente in una gabbia angusta: servono movimento, stimoli e attenzioni quotidiane. Lo stesso vale per galline, anatre e altri volatili, che devono poter manifestare i comportamenti tipici della loro specie.

Quando queste esigenze vengono ignorate, gli animali possono essere tenuti in ambienti inadatti o abbandonati. La campagna Not for sale – Non in vendita mira anche a sensibilizzare i cittadini su questo aspetto.


I rischi per igiene e salute

Durante alcune verifiche, le organizzazioni promotrici avrebbero rilevato gabbie collocate vicino a banchi con uova, carne e altri alimenti. In assenza di adeguate precauzioni, residui organici, piume e polveri possono favorire la diffusione di microrganismi e contaminazioni tra animali e prodotti destinati al consumo.

La presenza di animali in un mercato, precisano le associazioni, non costituisce automaticamente un pericolo sanitario. Il punto riguarda il rispetto delle regole igieniche, la separazione degli spazi e la necessità di controlli efficaci a tutela sia degli animali sia degli acquirenti.


Le condizioni denunciate nei mercati

Le indagini realizzate tra il 2025 e il 2026 in Piemonte, Toscana e Puglia, poi riportate anche da Mi Manda Rai 3, avrebbero documentato situazioni critiche in alcune località. A Ivrea e Rivarolo Canavese sarebbero stati trovati volatili in gabbie affollate e animali feriti.

Tra gli episodi citati figurano quaglie con lesioni, un pollo in gravi condizioni e diversi uccelli lasciati con temperature oltre i 37 gradi. Senza ombra, ricambio d’aria e acqua a sufficienza, il caldo può causare disidratazione, stress termico e, nei casi più seri, la morte.

A Ivrea sarebbe stato inoltre osservato l’abbattimento di alcuni pesci tolti dai contenitori e colpiti con barre metalliche davanti ai clienti. In un altro caso, alcuni conigli sarebbero rimasti per più di trenta minuti dentro scatole di cartone sistemate vicino ai banchi di frutta e verdura.

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Una disciplina ancora frammentata

Oggi non esiste una proibizione valida in tutta Italia per questo tipo di commercio. Alcune amministrazioni hanno già introdotto limitazioni: tra queste Milano, Roma, Bari, Monza, Lecce e La Spezia. La Puglia ha invece approvato per prima una legge regionale vincolante sul tema.

Nel 2026 anche Leinì, in Piemonte, ha adottato un provvedimento comunale. Per Animal Law Italia, Animal, Zoout e Rete dei santuari di animali liberi, tuttavia, le iniziative locali non garantiscono lo stesso livello di protezione ovunque.


Gli accertamenti sulla filiera

Le verifiche non si sono concentrate soltanto sui banchi di vendita. I promotori hanno cercato di ricostruire anche la provenienza degli esemplari e hanno individuato un’azienda agricola nel territorio di Mercenasco, nel Torinese.

Secondo quanto riferito dalle associazioni, nella struttura sarebbero ospitati migliaia di animali, tra cui cani, conigli, galline, quaglie, piccioni e anatre. Gli accertamenti avrebbero rilevato locali sporchi e cuccioli tenuti in ambienti senza illuminazione naturale.

La documentazione è stata consegnata alle autorità, che dovranno stabilire se siano state commesse violazioni. Tra le norme richiamate figura il decreto legislativo 146 del 2001 sulla protezione degli animali negli allevamenti, oltre alle disposizioni europee sulla sicurezza alimentare.


La campagna e la raccolta firme

Not for sale è promossa da Animal Law Italia, Animal, Zoout e Rete dei santuari di animali liberi. L’obiettivo è ottenere dal Parlamento una norma nazionale che impedisca la vendita di animali vivi nei mercati e nelle fiere, eliminando la disparità tra comuni e regioni.

La raccolta firme è aperta ai cittadini sul sito ufficiale della campagna. Le organizzazioni chiedono alle istituzioni di rafforzare i controlli e di considerare gli animali esseri viventi con bisogni specifici, non beni da acquistare durante una passeggiata tra le bancarelle.

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