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Freddo in arrivo, ma le zecche restano: come proteggere gli animali

Tra controlli veterinari, cura del mantello e nuove abitudini, ecco come accompagnare cani e gatti verso i mesi più freddi senza trascurare i rischi autunnali.

L’arrivo dell’autunno può essere l’occasione per fissare una visita di controllo, rivedere la profilassi contro i parassiti e valutare con il veterinario eventuali esigenze specifiche dell’animale. Il passaggio verso temperature più basse modifica infatti il ritmo quotidiano, l’attività fisica e le necessità di cani e gatti.

Anche l’alimentazione merita attenzione. Gli animali molto dinamici, quelli che trascorrono parte del tempo all’aperto e i cani esposti al freddo possono avere un fabbisogno energetico leggermente diverso, ma le porzioni non vanno aumentate senza un parere professionale.


Il freddo cambia le abitudini

Con meno ore di luce, alcuni cani mostrano meno entusiasmo per le uscite mattutine, mentre i gatti che vivono in casa possono trascorrere più tempo a dormire o a cercare superfici calde. Si tratta spesso di una risposta fisiologica alle variazioni stagionali, non necessariamente di un segnale di malattia.

Un calo evidente dell’appetito, una stanchezza che non passa, un comportamento insolitamente ritirato o altri disturbi fisici richiedono però un confronto con il veterinario. Per i cani è utile conservare una regolare attività all’aperto, scegliendo gli orari più luminosi: foglie, odori del terreno e vegetazione offrono anche importanti stimoli per l’olfatto.

Chi lascia uscire il gatto dovrebbe predisporre un riparo asciutto e protetto. In casa, invece, la cuccia va collocata lontano dalle correnti e dalle superfici fredde; per soggetti anziani o con problemi articolari possono essere utili una coperta aggiuntiva o un tappetino riscaldante adatto.


Muta e mantello chiedono cure

La perdita del pelo estivo fa parte del normale rinnovamento del mantello. In autunno l’animale lascia spazio a una copertura più folta, capace di offrire maggiore isolamento, e il fenomeno può rendersi evidente tra divani, abiti e pavimenti.

La spazzolatura aiuta a eliminare il pelo già staccato, limita la formazione di nodi e favorisce la distribuzione dei grassi naturali sulla pelle. Nei soggetti a pelo lungo o con doppio mantello può servire un passaggio quotidiano durante le fasi più intense; per quelli a pelo corto, due o tre volte alla settimana sono in genere sufficienti.

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La scelta dell’attrezzo va adattata al tipo di pelo e alla tolleranza dell’animale: pettini larghi, spazzole specifiche e guanti massaggianti possono rendere la cura più semplice. Anche la nutrizione contribuisce alla qualità di cute e mantello: omega-3, omega-6, zinco, biotina e vitamine del gruppo B sono elementi importanti, ma l’eventuale uso di integratori deve essere valutato con il medico veterinario.


I parassiti non vanno in pausa

Le temperature più miti di settembre e dei mesi successivi non eliminano automaticamente il rischio. Le zecche possono restare attive, in particolare nelle aree verdi, nei boschi e in campagna, mentre le pulci trovano negli ambienti domestici riscaldati condizioni favorevoli alla riproduzione.

Anche i flebotomi, responsabili della trasmissione della leishmaniosi, possono circolare fino alle prime gelate consistenti. Per questo non è prudente sospendere da soli i trattamenti antiparassitari: durata e modalità della protezione dipendono dalla zona, dalle abitudini dell’animale e dal prodotto impiegato.

Dopo una passeggiata nella natura è consigliabile controllare il mantello con cura, soprattutto tra le dita, sul collo, all’altezza delle ascelle e nella zona inguinale. Questi punti, più caldi e protetti, possono nascondere eventuali zecche prima che aderiscano in modo stabile.

Per i cani di piccola taglia, a pelo corto o anziani, un cappottino può essere utile nelle giornate più fredde, soprattutto se sono presenti patologie croniche. Deve servire a favorire la termoregolazione, non a sostituire la valutazione delle reali necessità dell’animale.

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