Cinghiale sul sentiero: la reazione sbagliata può peggiorare tutto
La presenza di questi animali è sempre più frequente anche vicino alle città: ecco come comportarsi prima, durante e dopo un incontro nei boschi.
Fuggire appena si vede un cinghiale può trasformare un incontro casuale in una situazione rischiosa. La strategia più sicura consiste invece nel mantenere la calma, lasciare all’animale una via di fuga e aumentare gradualmente la distanza, senza provocarlo.
In Italia la specie è ormai diffusa ben oltre le aree selvatiche. Si stima che gli esemplari siano più di un milione: capita così di avvistarli nei boschi, nelle campagne, vicino agli orti e perfino lungo le strade periferiche delle città.
Perché gli avvistamenti sono aumentati
Il cinghiale, il cui nome scientifico è Sus scrofa, è un mammifero robusto e molto adattabile. Appartiene alla famiglia dei Suidi, ha un mantello formato da setole e possiede zanne particolarmente sviluppate nei maschi. Le sue abitudini sono soprattutto crepuscolari e notturne, mentre la dieta comprende ghiande, faggiole, radici, tuberi, invertebrati, uova, carcasse e rifiuti organici.
Alla crescita della popolazione hanno contribuito diversi elementi: l’introduzione, per finalità venatorie, di animali provenienti dall’Europa orientale, l’incrocio con maiali domestici e d’allevamento, l’abbandono delle zone rurali e montane e l’espansione di boschi e aree protette. Anche la presenza del lupo, suo principale predatore naturale, non è bastata a ridurre il numero delle nascite.
La calma è la prima difesa
Per diminuire la possibilità di incontro si possono preferire percorsi meno boscosi o situati a quote elevate. I cinghiali frequentano soprattutto querceti e faggete ricchi di frutti, ma sono stati osservati anche oltre i 2.000 metri e, in alcuni casi, attorno ai 3.000 metri nel Parco Nazionale dello Stelvio. Nessun itinerario, tuttavia, garantisce l’assenza dell’animale.
Lungo i sentieri è utile rendere riconoscibile la propria presenza parlando, camminando con passo deciso o battendo leggermente il bastone sugli alberi. Se il cinghiale compare comunque, non bisogna correre: uno scatto improvviso potrebbe spaventarlo e un esemplare adulto è molto più veloce di una persona sul breve tratto.
Branco, cuccioli e spazi stretti
La condotta corretta è fermarsi, osservare la situazione e arretrare lentamente. Un maschio isolato tende generalmente a evitare il contatto, mentre un gruppo numeroso o una femmina accompagnata dai piccoli, riconoscibili dal mantello striato, richiedono maggiore prudenza perché la madre può reagire per difendere la prole.
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Anche il luogo fa la differenza. Su un percorso aperto l’animale può allontanarsi senza difficoltà; in un canalone, vicino a una recinzione o in un vicolo cieco potrebbe invece sentirsi intrappolato. In questi casi occorre lasciargli libero il passaggio da cui si è arrivati e, se necessario, raggiungere un punto sopraelevato, come un albero o un muretto alto più di un metro.
Il cane può aumentare il pericolo
Durante le escursioni il cane va tenuto al guinzaglio, come previsto nella maggior parte delle aree naturali protette. Per il cinghiale un cane libero può apparire come un predatore e provocare una reazione difensiva.
Se l’animale domestico abbaia o tenta di avvicinarsi, bisogna bloccarlo senza strattoni inutili e allontanarsi insieme, con calma e senza gesti bruschi. Un cane lasciato libero potrebbe far irritare il cinghiale e poi tornare verso il proprietario, trascinandolo di fatto nella situazione di pericolo.
Prudenza senza allarmismi
Gli attacchi non provocati contro le persone restano episodi eccezionali. La presenza del cinghiale non deve quindi impedire di frequentare boschi e montagne, ma richiede consapevolezza: quegli ambienti sono il suo habitat e vanno attraversati rispettando gli animali, evitando di avvicinarli o di offrire loro cibo.
Conoscere le abitudini della specie, segnalare la propria presenza e non chiudere all’animale ogni possibilità di fuga sono le precauzioni più importanti. La prudenza, più della paura, permette di vivere l’escursione riducendo i rischi per persone, cani e fauna selvatica.
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