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190 lupi morti in quattro mesi: il dato che riaccende l’allarme

Tra investimenti, bocconi avvelenati e uccisioni illegali, la mortalità registrata dall’Osservatorio Lupo supera già il tetto annuale degli abbattimenti autorizzati.

Quasi un lupo ogni giorno: è la media suggerita dai 190 esemplari rinvenuti senza vita in Italia tra gennaio e aprile 2026. Il bilancio, raccolto dall’Osservatorio Lupo di 30Science.com, riporta al centro dell’attenzione una mortalità che combina incidenti stradali, avvelenamenti e bracconaggio.

Il dato assume un peso ulteriore se confrontato con le regole introdotte per la gestione della specie. In appena quattro mesi, infatti, il numero dei ritrovamenti ha oltrepassato la quota massima di 160 lupi che il decreto nazionale consente di prelevare legalmente nell’intero 2026.

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La mortalità corre più della legge

Il confronto tra le due cifre non mette sullo stesso piano abbattimenti autorizzati e decessi accidentali o criminali. Mostra però quanto la pressione non controllata sulla specie sia già rilevante, mentre il confronto pubblico continua a concentrarsi soprattutto sulla possibilità di ricorrere a interventi regolamentati.

Il provvedimento ministeriale è stato adottato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica in attuazione della Legge 131/2025, conosciuta come legge Montagna. La soglia di 160 esemplari riguarda tutto il territorio nazionale e l’intero anno, mentre i 190 casi censiti si riferiscono soltanto ai primi quattro mesi.


Tra strade e uccisioni illegali

Gli investimenti sono una delle principali minacce accidentali. I lupi percorrono aree estese e, spesso durante la notte, attraversano arterie statali e autostrade; senza passaggi faunistici, segnalazioni mirate e controlli nei punti più pericolosi, il rischio resta difficile da ridurre.

Diverso è il profilo di avvelenamenti e bracconaggio, perché in questi casi entra in gioco un’azione intenzionale. Le esche tossiche possono colpire qualunque animale vi entri in contatto e il loro utilizzo è vietato, mentre l’uccisione illegale del lupo contrasta con la tutela prevista dalle norme italiane ed europee.

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Il conflitto con gli allevatori

L’uso di veleno può emergere anche nei territori segnati dalle predazioni ai danni del bestiame. La tensione con gli allevatori nasce da un problema concreto, ma non può essere affrontata né attribuendo colpe a chi subisce perdite né accettando pratiche criminali capaci di danneggiare l’intero ambiente.

Per ridurre il conflitto servono strumenti preventivi contro le predazioni, risarcimenti rapidi e adeguati e un sostegno tecnico rivolto alle aziende. La protezione prevista sulla carta, da sola, non basta: la permanenza del bracconaggio dimostra che i controlli e il contrasto sul territorio devono diventare più efficaci.


Le misure per cambiare rotta

Per gli incidenti stradali, una prima risposta consiste nell’individuare con precisione i tratti più rischiosi e intervenire con corridoi e attraversamenti dedicati alla fauna. Sono opere realizzabili, ma richiedono investimenti e una pianificazione coordinata delle infrastrutture.

Contro le uccisioni illegali occorrono invece indagini specializzate, sanzioni realmente deterrenti e una collaborazione stabile tra forze dell’ordine, enti di tutela e comunità locali. Il ritorno del lupo in zone abbandonate per decenni rende indispensabile anche un confronto trasparente tra conservazione, allevamento e gestione del territorio.

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