Vacanze italiane, il turismo del futuro punta sulla rigenerazione
Dalle mete fuori stagione alle strutture attente alle risorse: l’indagine Human Company fotografa un viaggiatore più consapevole, ma anche preoccupato per l’impatto ambientale.
La direzione indicata dagli italiani per il turismo del 2030 non si limita a ridurre i danni ambientali: per il 29% degli intervistati la prospettiva più promettente è quella del turismo rigenerativo, capace di lasciare un beneficio concreto nei luoghi visitati. L’obiettivo è sostenere natura, comunità e territori, trasformando la vacanza in un’esperienza con effetti positivi.
A seguire vengono citati il turismo di prossimità, al 19%, e l’adozione di norme più rigorose e criteri comuni, entrambe le opzioni indicate dal 18%. Con la stessa percentuale emerge anche il timore di non riuscire più a distinguere le pratiche realmente sostenibili dalle operazioni di greenwashing.
La sostenibilità non dipende solo dal turista
Secondo il 28% del campione, il compito più importante nella trasformazione del settore spetta alle istituzioni. Operatori dell’accoglienza, Unione Europea e amministrazioni locali raccolgono ciascuno il 25% delle indicazioni, mentre il ruolo individuale dei viaggiatori viene riconosciuto dal 22%.
Per distribuire meglio i flussi, la soluzione preferita è favorire economicamente i soggiorni fuori dai periodi di punta, scelta indicata dal 35%. Seguono il rafforzamento del trasporto pubblico, al 28%, e la creazione di percorsi alternativi, al 27%; meno consenso raccolgono i vincoli sugli affitti brevi, al 15%, e l’aumento della tassa di soggiorno, al 12%.
La disponibilità a cambiare abitudini riguarda comunque una parte ampia della popolazione. Il 75% prenderebbe in considerazione località meno note, mentre il 74% valuterebbe la bassa stagione; il 62% guarda inoltre ai mezzi pubblici o ad altre forme di mobilità meno inquinanti, anche quando comportano tempi più lunghi, eventualità accettata dal 57%.
Outdoor e mete alternative cambiano le vacanze
Il contatto con gli spazi aperti è già una consuetudine per il 71% degli italiani, anche se soltanto 3 viaggiatori su 10 dichiarano di praticarlo spesso. La quota sale al 37% nelle famiglie con bambini piccoli e arriva al 36% sia tra la Gen Z sia tra gli abitanti del Nord Est.
Per il 79% del campione, le attività all’aperto favoriscono relazioni più strette tra visitatori, residenti e luoghi ospitanti. La convinzione è particolarmente forte tra i Millennials, dove raggiunge l’82%, e tra chi viaggia con regolarità in Europa, con l’84%.
La scelta della struttura ricettiva riflette la stessa attenzione. Le energie rinnovabili sono considerate decisive dal 44%, il contenimento dei consumi idrici dal 39% e la raccolta differenziata dal 38%; seguono la salvaguardia degli ambienti naturali, al 35%, e la presenza di prodotti enogastronomici locali, al 34%.
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Il legame con l’economia del territorio interessa il 26% degli intervistati, con una crescita di 3 punti percentuali rispetto al 2025. Nelle aspettative degli italiani, inoltre, circa 6 persone su 10 sceglierebbero sistemi di climatizzazione più efficienti anche accettando una lieve diminuzione del comfort.
Dove la vacanza appare più sostenibile
Le categorie associate con maggiore frequenza alla sostenibilità sono quelle più vicine alla natura: gli agriturismi raggiungono il 90%, i rifugi alpini e montani l’86%, mentre campeggi e village arrivano all’83%. B&B, ostelli e appartamenti in affitto si attestano rispettivamente al 79%, al 72% e al 70%.
Il collegamento è meno forte per le strutture termali, indicate dal 55%, per gli hotel, al 35%, e per i resort, al 30%. In fondo alla graduatoria figurano le navi da crociera, ferme al 16%.
La ricerca segnala però anche una componente emotiva: circa 3 viaggiatori su 10 provano una forma di eco-ansia quando valutano le conseguenze dei propri spostamenti. Al tempo stesso, il 72% ritiene che le decisioni personali possano influenzare la sostenibilità delle destinazioni e il 79% accetterebbe di modificare le proprie consuetudini per diminuire l’impatto delle vacanze.
Tra i comportamenti più citati figurano la protezione di flora e fauna e una gestione corretta dei rifiuti, entrambi al 37%. Il 35% indica l’uso responsabile delle risorse naturali, mentre il 33% punta su minori consumi energetici e sulla riduzione degli sprechi; il 28% considera preferibili i trasporti collettivi o altre modalità a basso impatto e il 26% guarda a destinazioni meno congestionate e a forme di viaggio più lente.
Soltanto l’8% parteciperebbe a iniziative dedicate al turismo responsabile e la stessa quota svolgerebbe attività di volontariato o pulizia durante il soggiorno. I dati arrivano dalla terza edizione dell’Osservatorio Turismo & Sostenibilità di Human Company, realizzato con Ipsos Doxa e, per la prima volta, con Legambiente, nell’ambito della collaborazione sui temi del turismo a minore impatto e della valorizzazione dei territori.
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