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Viaggi 4 min di lettura18 ore fa

Piana Rotaliana dall’alto: il balcone sui vigneti che sorprende in autunno

Tra passerelle sospese, castelli, cantine e borghi, la valle trentina si attraversa lentamente seguendo il filo dell’Adige e dei suoi grandi vini.

Più di 600 metri sopra i vigneti, lo Skywalk del Monte di Mezzocorona offre una prospettiva spettacolare sulla Piana Rotaliana. La pedana panoramica, inaugurata nel 2023, si protende nel vuoto e consente di leggere dall’alto la trama ordinata dei filari e dei centri abitati.


Una terrazza sopra i filari

La passerella è una delle deviazioni più scenografiche del percorso, soprattutto quando l’autunno colora di rame e oro il fondovalle. Da questa quota, il paesaggio mostra con chiarezza il rapporto tra le pareti rocciose, le acque del Noce e il grande mosaico agricolo sottostante.

Rientrando verso il cuore di Mezzocorona, il viaggio incontra Palazzo Firmian, affacciato sulla piazza della Chiesa. L’edificio settecentesco, oggi sede municipale, conserva ambienti impreziositi da arazzi fiamminghi, stufe in maiolica e boiserie in cirmolo, oltre a un ciclo di affreschi tardo-barocchi realizzato dall’austriaco Paul Troger.


Trento, tra storia e contemporaneità

Il punto di partenza può essere Trento, città compatta che alterna tracce medievali e ordine rinascimentale. Via Belenzani, piazza Duomo e il profilo della cattedrale di San Vigilio costruiscono un centro raccolto, attraversato da portici, botteghe storiche e scorci sulle montagne.

La fontana del Nettuno accompagna la facciata del Duomo, mentre il Giro al Sas permette di seguire a piedi l’antico perimetro del quartiere medievale. Poco oltre il centro, il quartiere Le Albere, progettato da Renzo Piano, porta il paesaggio fluviale dentro la città con aree verdi, percorsi ciclabili e superfici trasparenti; al suo interno si trova il Muse, Museo delle Scienze.


La valle che nutre la vite

In autunno la Piana Rotaliana invita a procedere senza velocità obbligate. Si può scegliere la bicicletta, appoggiandosi ai treni regionali e agli autobus extraurbani per raggiungere le prime località, oppure camminare lungo strade minori, vie forestali e sentieri.

La rete ciclabile trentina supera i 490 chilometri e comprende itinerari dedicati, Bicigrill e spazi dove fermarsi. Fiumi, torrenti, masi, castelli e paesi rurali diventano così le tappe di un itinerario segnato dall’acqua e dal dislivello, tra fondovalle fertili e versanti molto ripidi.

La conformazione della valle favorisce anche la produzione enologica. Le montagne proteggono il corridoio naturale dalle correnti fredde settentrionali, mentre l’ora del Garda risale verso nord portando aria più mite. Tra suoli alluvionali, ghiaie e forti differenze tra giorno e notte, le uve maturano lentamente mantenendo acidità e profumi.


Il carattere delle bollicine trentine

Il Trentodoc rappresenta una delle espressioni più riconoscibili di questo territorio. Nato da Chardonnay e Pinot Nero coltivati in quota, lo spumante restituisce al bicchiere freschezza, componente minerale e tensione; il riposo sui lieviti parte da 15 mesi e arriva ad almeno 36 mesi per le riserve.

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La denominazione ha ottenuto il riconoscimento Doc nel 1993, come primo Metodo Classico italiano a riceverlo. In Trentino, su 10.230 ettari di vigneto complessivi, il 13,6 per cento è destinato alle uve per le bollicine, mentre studi condotti dall’Università di Modena e Reggio Emilia insieme alla Fondazione Edmund Mach e al ministero delle Politiche agricole ne hanno verificato la tracciabilità geografica.

A Trento, il Trentodoc Festival riunisce la dimensione produttiva, culturale ed enogastronomica legata a questo vino. È un’occasione per entrare nell’identità del territorio attraverso degustazioni, incontri e il rapporto diretto con le cantine.


Cinquanta chilometri tra cantine e borghi

Seguendo l’Adige fuori dalla città si raggiunge il Giro del Vino 50, circuito di circa 50 chilometri che collega Trento e Bolzano attraversando la Piana Rotaliana Königsberg. Il tracciato alterna piste asfaltate e strade secondarie poco trafficate, sempre accanto a filari, frutteti e pareti di roccia.

A Lavis, accesso meridionale alla piana, le Cantine Monfort propongono un percorso tra ambienti di affinamento e Trentodoc. Nelle vicinanze, il Giardino dei Ciucioi conserva le sue terrazze ottocentesche; dalla collina di Pressano, invece, il ristorante Vecchia Sorni lega la cucina ai prodotti stagionali e alle materie prime biologiche.

Per dormire tra le vigne si può scegliere l’Agritur Cobelli, a Sorni, mentre a Faedo Maso Nello custodisce preparazioni locali e prodotti realizzati in casa. Il Castello di Monreale, chiamato anche Königsberg, aggiunge al paesaggio una memoria medievale: la fortezza controllava uno dei passaggi strategici della valle e accolse nei secoli dinastie e viaggiatori di rilievo.


Il cuore del Campo Rotaliano

Dopo le quote collinari, il percorso torna in pianura e riprende la ciclabile lungo l’Adige. Una variante segue il torrente Noce attraverso il Campo Rotaliano, area modellata dai depositi alluvionali e riconoscibile per i filari del Teroldego Rotaliano Doc, soprattutto tra Mezzolombardo e Mezzocorona.

Anche la tavola racconta il paesaggio. A Mezzocorona, Elementi propone una cucina contemporanea costruita su ingredienti del territorio, tecnica controllata e una visione essenziale della montagna, con ampie vetrate rivolte verso le vigne.

La Piana Rotaliana fu definita da Cesare Battisti, nei primi anni del Novecento, “il più bel giardino vitato d’Europa”. Oggi quella geometria di acqua, roccia e coltivazioni si può attraversare con lentezza, lasciando che siano i borghi, le cantine e i cambi di quota a dare ritmo al viaggio.

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