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Passaporti e alluminio: la schermatura serve davvero

Il foglio metallico può bloccare le onde radio, ma i sistemi di sicurezza dei documenti biometrici rendono il pericolo molto meno concreto di quanto suggeriscano i social.

Una custodia anti-RFID può essere una scelta ragionevole per chi viaggia con un passaporto datato o desidera isolare del tutto il documento quando resta nello zaino. L’alluminio non danneggia il passaporto, ma rappresenta soprattutto una cautela aggiuntiva: nella maggior parte dei casi, le protezioni già integrate nei documenti moderni rendono improbabile una lettura clandestina.


Il rischio appare limitato

Secondo le indicazioni delle autorità tedesche, un accesso illecito al chip durante un normale viaggio è ritenuto estremamente difficile. Il collegamento radio funziona a breve distanza e l’eventuale apparecchiatura dovrebbe trovarsi molto vicino al documento.

Inoltre, il lettore non può semplicemente prelevare ogni dato avvicinandosi al passaporto. Per avviare lo scambio deve prima acquisire le informazioni stampate nella zona a lettura ottica, cioè l’area con lettere, cifre e simboli collocata nella pagina della fotografia. Nei modelli più recenti interviene anche PACE, acronimo di Password Authenticated Connection Establishment, che rende più sicuro il dialogo tra il chip e il dispositivo autorizzato.


Perché qualcuno usa ancora l’alluminio

L’idea di schermare il documento nasce dal funzionamento della tecnologia RFID. Il microchip incorporato nel passaporto possiede una piccola antenna e comunica mediante onde radio; non ha una batteria autonoma, perché sfrutta l’energia fornita dal segnale del lettore. L’alluminio, avvolgendo completamente il documento, può attenuare quel segnale e ostacolare la comunicazione.

La stessa logica ha portato alla diffusione di portafogli e porta-documenti schermati, utilizzati anche per carte di pagamento e badge contactless. Rispetto a un involucro improvvisato di carta metallica, queste custodie risultano più comode: si possono aprire rapidamente senza dover scartare e richiudere il passaporto ogni volta che viene mostrato al personale.

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Dalla sicurezza informatica ai social

Le perplessità sulla lettura senza contatto non sono recenti. Già nei primi anni Duemila, con la diffusione dei documenti elettronici, esperti come Bruce Schneier avevano evidenziato i possibili problemi legati all’uso della tecnologia contactless. Il tema era stato accompagnato da prove pubbliche e discussioni sull’eventualità di interrogare i chip con strumenti appositi.

Nel passaporto possono essere registrati nome, cognome, data e luogo di nascita, fotografia digitale e, nei documenti più nuovi, anche le impronte digitali previste dalla normativa. Nei passaporti tedeschi il chip contiene ulteriori elementi personali destinati all’identificazione: proprio la presenza di queste informazioni ha alimentato le preoccupazioni rilanciate su forum e piattaforme social.


La scena che si vede negli aeroporti

Da qui nasce l’abitudine diventata virale in alcuni scali europei. Al banco dei controlli, alcuni viaggiatori estraggono dalla borsa il passaporto rivestito di carta stagnola, lo liberano davanti all’addetto e lo consegnano per la verifica. Terminata la procedura, lo ricoprono nuovamente prima di riporlo.

Il comportamento può apparire curioso, ma riflette un timore preciso: che il chip RFID possa essere raggiunto a distanza e che le informazioni personali vengano intercettate. Per i passaporti contemporanei, tuttavia, la schermatura resta in genere una scelta facoltativa, più vicina alla prudenza personale che a una misura indispensabile.

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