Maxim’s cambia pelle, Ca’ Bragadin rinasce: il piano di Rodrigo Cardin
Dalla storica sala parigina alle architetture della Costa Azzurra, l’erede di Pierre Cardin prepara una nuova stagione per luoghi destinati a diventare musei e centri culturali.
La rinascita dell’universo Pierre Cardin passa anche da Maxim’s, storico indirizzo parigino di Rue Royale che Rodrigo Basilicati Cardin vuole riportare al centro della scena. L’obiettivo è conservare gli interni e la memoria del locale, affiancando alla ristorazione una proposta culturale capace di valorizzarne la storia.
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Maxim’s cerca una nuova identità
Acquistato da Pierre Cardin nel 1981, Maxim’s non viene considerato soltanto un ristorante, ma un emblema del gusto Liberty e della vita mondana internazionale. La gestione è stata affidata a una società parigina con esperienza nel rilancio di locali storici, mentre il progetto prevede anche alcuni spazi espositivi ispirati al mondo del celebre indirizzo.
La strategia si muove quindi su due piani: proteggere l’aspetto e il prestigio accumulati nel tempo, ma anche aggiornare l’organizzazione per restituire al locale un ruolo importante nell’alta cucina. L’intenzione, spiega Basilicati Cardin, è offrire non solo una cena in un ambiente storico, bensì un’esperienza che intrecci gastronomia e cultura.
Lacoste diventa un polo culturale
Un’altra parte significativa dell’eredità si trova in Provenza. A Lacoste, Pierre Cardin acquistò varie abitazioni lungo Rue Basse e contribuì a sottrarre le rovine del borgo all’abbandono. Oggi il Festival de Lacoste riunisce teatro, musica, danza e cinema, diventando uno degli strumenti principali per mantenere vivo il rapporto con il territorio.
Il progetto guarda a una presenza stabile nella comunità locale. A Lacoste e nella vicina Bonnieux resteranno alcune residenze selezionate, adatte ad accogliere gruppi di artisti collegati al festival. «Vogliamo che Lacoste sia un polo culturale permanente», afferma Basilicati Cardin, indicando una direzione che va oltre il semplice utilizzo stagionale degli immobili.
Un’eredità da far evolvere
Rodrigo Basilicati Cardin, nipote ed erede di Pierre Cardin, dirige Pierre Cardin Evolution con l’idea di accompagnare la casa di moda in una fase nuova. La sua formazione unisce ingegneria civile, progettazione e pianoforte, una combinazione che gli consente di leggere queste architetture sia nei loro aspetti strutturali sia nella loro dimensione artistica.
La sua linea non consiste nel conservare le proprietà come oggetti immobili, ma nel mantenerle operative e aperte al presente. Sostenibilità, innovazione tecnologica e nuovi modi di vivere gli spazi diventano così parte del tentativo di proteggere la visione pionieristica dello stilista senza trasformarla in un reperto del passato.
Le dimore raccolte nel tempo da Pierre Cardin compongono una sorta di atlante personale. Nato come Pietro Costante Cardin in un paese trevigiano sulle rive del Piave e diventato cittadino francese, lo stilista ha lasciato segni molto diversi tra loro: dall’architettura sperimentale della Costa Azzurra alle atmosfere provenzali del castello del Marchese de Sade a Lacoste.
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Il Palais Bulles guarda al museo
Tra i luoghi più complessi da proteggere c’è il Palais Bulles di Théoule-sur-Mer, progettato da Antti Lovag. L’edificio, formato da volumi curvi e integrato nel paesaggio roccioso, rappresenta il culmine della fase legata all’era spaziale di Pierre Cardin. Il cemento armato modellato a guscio e l’assenza di angoli richiedono interventi frequenti e competenze altamente specializzate.
La struttura continuerà a ospitare sfilate, eventi dedicati alla ricerca, produzioni cinematografiche e iniziative legate alla moda e alla progettazione. Al tempo stesso, Basilicati Cardin sta valutando un percorso culturale e museale che renda l’edificio accessibile come fonte d’ispirazione per le nuove generazioni. La prospettiva è trasformarlo in una casa-museo permanente, con una sezione dedicata anche agli abiti e agli accessori.
A Venezia la storia diventa museo
Il percorso più personale conduce a Palazzo Ca’ Bragadin, dimora seicentesca nel cuore di Venezia. Basilicati Cardin vi arrivò nel 1994, quando lo zio gli propose di trasferirsi nell’edificio. Dopo un’iniziale esitazione, legata anche al timore di lasciare solo il nonno, accettò e vi rimase per quindici anni.
Il palazzo divenne per lui il luogo in cui far convivere musica, studi pianistici, ingegneria e creatività. In seguito fu trasformato in una galleria d’arte dedicata anche ai giovani talenti, con un legame particolare con la Biennale. Pierre Cardin vi organizzò quattro appuntamenti, sostenendo ogni volta l’apertura del padiglione francese; tra i ricordi più intensi c’è un’edizione alla quale partecipò Jeanne Moreau.
Ora Ca’ Bragadin si prepara a un ulteriore passaggio: ospitare in modo permanente le creazioni dello stilista e gli arredi realizzati dallo stesso Rodrigo per lo zio. «È uno spazio vivo, che rinnoverò annualmente, per mantenerlo in costante mutamento», racconta. L’apertura è stata fissata al 3 settembre, data scelta per il suo legame con il celebre Ballo del Secolo organizzato da Charles de Beistegui nel 1951 a Palazzo Labia.
La serata che lanciò Pierre Cardin
Quella festa rappresentò un momento decisivo nella vicenda professionale e sociale dello stilista. La casa di moda era stata aperta da pochi mesi, nel novembre del 1950, quando Christian Dior contattò l’ex collaboratore per affidargli una parte degli abiti destinati agli invitati, non riuscendo a soddisfare da solo tutte le richieste.
Pierre Cardin vestì così Salvador Dalí, Orson Welles e numerosi altri ospiti di primo piano. Alla serata parteciparono personalità provenienti da ambienti e Paesi diversi, tra aristocratici, artisti, registi e politici. Un temporale improvviso rese ancora più memorabile l’evento, trasformando il trucco sciolto sui volti delle signore in una scena inattesa e quasi teatrale. Per Basilicati Cardin, quella notte segnò l’inizio della fortuna dello zio e il simbolico avvio della sua affermazione internazionale.
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