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Viaggi 2 min di lettura6 giorni fa

Mali, il viaggio che ha cambiato tutto: due lezioni inattese

Nel 2009 il Paese era ancora attraversabile e straordinariamente ricco di colori, ma a colpire davvero furono i gesti di chi incontrò la coppia lungo la strada.

Nel 2009 il Mali appariva molto diverso da quello di oggi: prima del colpo di Stato e del caos successivo, si poteva ancora viaggiare quasi ovunque, a eccezione dell’area attorno a Gao, già toccata da gruppi vicini ad Al-Qaeda. A restare impressa, però, non fu soltanto la situazione di allora, ma soprattutto la bellezza dei luoghi visitati.


Un Paese ancora attraversabile

Mopti, sulle rive del Niger, Djenné con la sua moschea in adobe, Timbouctou tra sabbia e biblioteche, Ségou e i villaggi Dogon sulle falesie compongono una sequenza di immagini che il racconto definisce memorabile. La vera svolta del viaggio, però, arrivò dagli incontri con le persone.


La generosità che spiazza

Fuori da Bamako, un blocco stradale imposto al passaggio di un convoglio costrinse i viaggiatori a fermarsi. In mezzo alla confusione, due ragazzi si avvicinarono per fare domande, parlando in francese e mostrando curiosità sincera. Il narratore ammette di aver pensato per un attimo che volessero qualcosa in cambio, ma la scena avrebbe preso un’altra direzione.

Uno dei due, un venditore di monili, salì sull’autobus quando la strada si liberò e tornò con un piccolo regalo per la moglie del viaggiatore: una catenina d’argento battuto. Più tardi, sulla via per Timbouctou, un altro gesto ribaltò ancora una volta le attese: dopo aver ricevuto una trottola di plastica destinata a suo figlio, un uomo contraccambiò con una collana di perle di vetro blu.

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Il dono più prezioso

Quel commerciante aveva un banchetto di bigiotteria proprio vicino al ristorante in cui i turisti si fermavano a mangiare, e quindi avrebbe potuto recuperare più avanti il valore del suo gesto con una vendita. Ma il punto, nel racconto, è un altro: il Mali resta una terra ricordata come sfortunata e bellissima, in cui lo scambio umano pesa più degli oggetti.

La conclusione è netta: a lasciare il segno non sono stati i souvenir, ma la disponibilità, i sorrisi e la cordialità incontrati lungo la strada. Un’esperienza che, nelle parole dell’autore, vale più di qualunque monile.

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