Trump-Xi, il vertice dello spettacolo: cosa resta davvero sul tavolo
Cerimonie, rapporti personali e pochi impegni concreti: Washington e Pechino rinviano i nodi su dazi, Taiwan, Iran e intelligenza artificiale
Il vertice tra Donald Trump e Xi Jinping ha prodotto soprattutto immagini, gesti simbolici e l’idea di un rapporto personale coltivato davanti alle telecamere. Sul piano delle decisioni, invece, il bilancio appare molto più contenuto: le principali controversie tra Stati Uniti e Cina restano aperte e diversi passaggi sono stati affidati a formule prudenti.
Molta scena, poche svolte concrete
La visita di Stato di Xi Jinping alla Casa Bianca, durata tre giorni, è stata descritta da Trump come la celebrazione di una “grande amicizia”. Secondo Patricia Kim, analista senior del John Thornton China Center della Brookings Institution di Washington, l’appuntamento sarebbe servito soprattutto a governare la competizione tra le due potenze, non a rimuovere le fratture che le dividono.
“Le due superpotenze affrontano questioni di forte tensione, quali l'intelligenza artificiale, il commercio e Taiwan. Ma non sappiamo se ci siano stati sviluppi concreti. Non sembrerebbe”, ha osservato Kim in dichiarazioni all’Adnkronos. La stessa analista ha ricordato che Trump ha evitato di rispondere alle domande sull’acquisto cinese di greggio iraniano, pur definendo l’incontro “molto produttivo”.
Sul dossier iraniano, il presidente americano ha confermato di averne parlato con Xi, senza però fornire dettagli. Anche sulla possibile riapertura dello Stretto di Hormuz si è limitato a una previsione ottimistica: “Penso che andrà alla grande”. Né Washington né Pechino hanno chiarito quale linea intendano seguire, nonostante i forti legami economici tra Cina e Iran.
Taiwan resta il punto più delicato
Durante la permanenza di Xi negli Stati Uniti, Pechino ha chiesto a Washington di opporsi all’indipendenza di Taiwan. È una formulazione più rigida rispetto a quella tradizionalmente adottata dagli americani, che dichiarano di non sostenere l’indipendenza dell’isola.
La Casa Bianca non ha modificato il proprio linguaggio e ha mantenuto la cosiddetta ambiguità strategica. Prosegue anche la sospensione di nuove forniture militari a Taiwan, il cui valore complessivo è indicato in 14 miliardi di dollari. Kim ritiene tuttavia che lo stop serva a preservare il clima con Pechino e non equivalga alla rinuncia americana a sostenere Taipei o a inviarle armi in futuro.
Xi ha inoltre rilanciato l’idea di una cooperazione abbastanza ampia da scongiurare la “trappola di Tucidide”, cioè il rischio che la rivalità tra una potenza in ascesa e una dominante sfoci in un conflitto. Nella sua impostazione, la Cina dovrebbe essere considerata sullo stesso piano degli Stati Uniti e i due Paesi potrebbero convivere concentrandosi sulle rispettive aree regionali.
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Dazi congelati, rivalità intatta
L’unico risultato immediato di rilievo riguarda la tregua commerciale. La sospensione reciproca dei dazi, che avrebbe dovuto terminare a novembre, è stata estesa per due mesi e resterà in vigore fino al 10 gennaio 2027, contribuendo a evitare nuove turbolenze sui mercati.
La disputa economica, però, non è stata risolta. La durata limitata dell’intesa viene letta dagli analisti come la conferma che Trump intende continuare a usare la leva tariffaria per esercitare pressione su Pechino, anche in vista del G20 di Miami. Nel frattempo, la Cina si avvia verso un surplus commerciale globale di 1.000 miliardi di dollari per il secondo anno consecutivo.
I due leader dovrebbero rivedersi ancora nel corso dell’anno. Tra gli appuntamenti già previsti figurano il vertice Apec di Shenzhen, in Cina, a novembre, e il G20 in Florida, un mese dopo. Tra ottobre 2025 e la fine del 2026 gli incontri potrebbero arrivare a cinque, a conferma della centralità che Xi attribuisce al rapporto con Trump.
Panda e super-intelligenza: i simboli del vertice
Accanto ai dossier più complessi, la visita ha lasciato spazio a iniziative dal forte valore comunicativo. Xi ha annunciato l’invio di due panda allo zoo di Atlanta come segnale di amicizia, mentre Trump ha sostenuto che il leader cinese appoggi la sua proposta di chiamare l’intelligenza artificiale “super-intelligenza”.
Il contrasto tra questi gesti e l’assenza di intese sostanziali ha alimentato la definizione di “diplotainment”, usata dalla corrispondente di El Pais Macarena Vidal. La formula indica una diplomazia nella quale cerimonie, mondanità e glamour assumono un peso particolare, soprattutto quando a rappresentarla sono i vertici delle grandi potenze.
Il risultato complessivo è quindi quello di una pausa tattica. Trump ha potuto mostrare un’immagine di forza prima del G20, mentre Xi ha ottenuto un momento di stabilità in uno scenario internazionale sempre più frammentato. Per le questioni più difficili, dagli equilibri su Taiwan alla guerra commerciale, le risposte restano rinviate.
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