Sony frena sul solo digitale? Il sondaggio che può cambiare tutto
Secondo nuove indiscrezioni, la casa giapponese avrebbe chiesto ad alcuni partner quanto pesi davvero la scelta di lasciare il fisico, dopo i segnali di malumore emersi tra sviluppatori e publisher.
Le resistenze, stavolta, non arriverebbero solo dai giocatori. Il quadro intorno alla possibile uscita di scena dei supporti fisici su PlayStation 5 si starebbe complicando perché Sony, secondo un nuovo rapporto, avrebbe iniziato a tastare il terreno anche con chi i giochi li produce e li distribuisce.
L’ipotesi di abbandono, che dal prossimo gennaio 2028 dovrebbe riguardare i titoli PS5 e in prospettiva anche quelli per PS6, potrebbe quindi non essere così lineare. A far cambiare aria non sarebbero state le proteste della community, né il boicottaggio citato nei giorni scorsi, ma i primi segnali di insofferenza arrivati dall’industria.
Il malumore arriva dagli addetti ai lavori
Stando alle indiscrezioni diffuse da Moore's Law Is Dead, Sony avrebbe intercettato proprio le perplessità di sviluppatori e publisher. È su questo fronte che la società avrebbe rilevato le prime crepe intorno alla decisione di puntare sul digitale come strada futura.
Per questo motivo sarebbe partito un questionario rivolto a queste categorie, concepito per capire quanto sia esteso il disagio e se l’orientamento verso l’addio al formato fisico sia davvero condiviso. Il sondaggio viene descritto come il più vasto mai realizzato finora dalla compagnia.
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Un questionario per misurare la reazione
Nel materiale inviato, secondo quanto riferito, comparirebbe anche una domanda indiretta pensata per sondare il grado di insoddisfazione verso la scelta di Sony. Non si tratterebbe quindi di un semplice rilevamento statistico, ma di un passaggio utile a capire se la linea annunciata possa incontrare ostacoli più seri del previsto.
Resta da vedere se questo ascolto avrà conseguenze concrete sui piani già delineati. Per ora l’unico dato certo è che la discussione sul futuro del formato fisico non sembra chiusa, e il fronte dei partner industriali potrebbe pesare più delle proteste arrivate dal pubblico.
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