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Tecnologia 5 min di lettura4 giorni fa

Sabina Leonelli e l’IA pubblica: la sfida parte dai dati

Dalla ricerca sui dati ai progetti con le comunità locali, la scienziata italiana studia come rendere la tecnologia più equa e utile al bene comune.

Il legame con l’Italia accompagna da sempre il lavoro di Sabina Leonelli, anche se la sua carriera si è sviluppata soprattutto tra Regno Unito, Paesi Bassi e Germania. Negli ultimi anni ha valutato per il Governo italiano gli aspetti legati a dati e supercalcolo nell’ambito del PNRR ed è fellow della Stazione Zoologica di Napoli.

Nelle prossime settimane interverrà a BergamoScienza, mentre a dicembre sarà a Roma per gli appuntamenti dedicati ai 100 anni dell’Istituto Nazionale di Statistica. Il suo rapporto con il Paese passa dunque da attività accademiche, istituzioni e iniziative pubbliche, in un percorso che continua a intrecciare ricerca e responsabilità democratica.


Dai territori nasce la tecnologia utile

Il Public Science Lab, da lei diretto, lavora con amministrazioni e comunità locali per avvicinare la ricerca ai problemi concreti dei territori. In Italia, uno dei progetti principali coinvolge il Comune di Bologna e l’associazione modenese Pianeta APS nella realizzazione di gemelli digitali urbani.

Questi modelli raccolgono informazioni su traffico, agricoltura, sanità e condizioni climatiche. L’obiettivo è fornire strumenti utili alla gestione di fenomeni come le ondate di calore e gli allagamenti, costruendo al tempo stesso un confronto tra ricercatori, istituzioni e realtà della società civile, comprese quelle impegnate sui diritti dei migranti e della comunità queer.

Un’altra iniziativa, intitolata Lucciole e cicale, coinvolge invece le scuole superiori. La presenza di questi insetti viene utilizzata come indicatore della qualità ambientale di un’area, così da affrontare con gli studenti i mutamenti climatici ed ecologici. Dal progetto è prevista una mostra itinerante, destinata a spostarsi da Monaco all’Emilia-Romagna il prossimo maggio.


L’interesse pubblico al centro dell’IA

Per Leonelli, la discussione sull’intelligenza artificiale non può essere separata da quella sulle finalità della conoscenza. I grandi gruppi tecnologici — tra cui Google, Meta, OpenAI e Anthropic, insieme ai concorrenti europei e asiatici — controllano quantità enormi di dati e operano principalmente secondo logiche economiche e competitive.

A questo assetto si contrappone la possibilità di sviluppare sistemi orientati alla protezione delle persone, delle altre forme di vita e dell’ambiente. «La domanda decisiva è che cosa intendiamo per interesse pubblico quando produciamo conoscenza e costruiamo tecnologie», ha spiegato Leonelli, sottolineando il rischio che l’innovazione finisca per escludere proprio i gruppi più vulnerabili.

La professoressa insegna Storia e Filosofia della scienza e della tecnologia alla Technical University of Munich (TUM), la maggiore università tecnica della Germania. A suo giudizio, la società ha perso almeno in parte la capacità di indirizzare lo sviluppo tecnologico verso obiettivi condivisi e accessibili.


Una formazione tra arte e scienza

Nata e cresciuta a Modena da padre italiano e madre greca, Leonelli ha studiato al Conservatorio e frequentato un liceo sperimentale con componenti classiche, scientifiche e linguistiche. Questa formazione trasversale ha alimentato il suo interesse per il rapporto tra discipline diverse.

Poiché in Italia erano ancora pochi i percorsi universitari dedicati alla filosofia della scienza contemporanea, si è trasferita nel Regno Unito. È stata tra le prime iscritte al corso di Science and Technology Studies dello University College London (UCL), ha conseguito una seconda laurea alla London School of Economics e ha iniziato a Londra il dottorato poi concluso ad Amsterdam.

La ricerca dottorale riguardava il modo in cui i biologi interpretano la natura attraverso gli organismi modello. Il suo caso di studio è stato Arabidopsis thaliana, l’arabetta comune, una pianta diventata centrale nella ricerca biologica vegetale; tra gli altri organismi utilizzati dalla scienza figurano Escherichia coli, Danio rerio e Drosophila melanogaster.

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Il significato dei dati cambia

L’interesse per i dati scientifici è maturato quando espressioni come big data e data governance non erano ancora entrate stabilmente nel dibattito pubblico. Leonelli ha osservato che la ricerca non si svolge soltanto attraverso esperimenti in laboratorio, ma dipende sempre più da archivi digitali, infrastrutture condivise e modelli computazionali.

Un’informazione, inoltre, non conserva necessariamente lo stesso valore quando passa da un contesto all’altro. Un dato nato in un laboratorio può essere interpretato in modo differente da un ministero o da un’impresa, sulla base di competenze e finalità diverse da quelle originarie. Da questa consapevolezza è maturata la sua idea di una “filosofia dei dati”, allora ancora quasi priva di uno spazio autonomo nella ricerca.


Tra università e governance globale

Dopo il post-dottorato alla London School of Economics, Leonelli ha ottenuto una cattedra all’Università di Exeter. Nel sud-ovest dell’Inghilterra ha lavorato per sedici anni e ha guidato per un decennio un ampio centro dedicato alla filosofia e allo studio sociale della biologia.

In quella fase, il suo campo di ricerca si è allargato alle relazioni tra sistemi digitali, attività scientifica quotidiana e aspettative di cittadini e governi. «Spesso chi progetta le infrastrutture digitali non coincide con chi deve usarle ogni giorno, come biologi, medici e ricercatori ambientali», ha osservato, evidenziando una distanza ancora significativa tra progettazione tecnica e necessità operative.

Dopo la Brexit, anche alla luce del nuovo clima politico e della contrazione delle risorse destinate alla ricerca britannica, si è trasferita a Monaco di Baviera con la famiglia. Qui ha orientato ulteriormente il proprio lavoro verso il rapporto tra scienza, democrazia e grandi questioni internazionali, a partire dalla crisi climatica.

A Monaco dirige anche la Ethical Data Initiative, una rete che riunisce soggetti impegnati sull’etica dei dati e dell’intelligenza artificiale. Ne fanno parte, tra gli altri, le Nazioni Unite, l’International Council for Science e la Research Data Alliance, con collaborazioni attive in Africa, Asia meridionale, America Latina e Sud Europa.


Una scienza aperta, non concentrata

Dal lavoro della rete è scaturito il Manifesto di Monaco per una scienza aperta ed equa, del quale Leonelli è stata la principale revisore. Il documento propone a istituzioni scientifiche e decisori politici di coinvolgere maggiormente Paesi e organismi oggi collocati ai margini del sistema globale della conoscenza.

Il rischio indicato dalla studiosa è una concentrazione dei benefici, della visibilità e delle opportunità digitali nelle mani di pochi centri. «Non possiamo accettare che le organizzazioni più potenti accumulino tutti i vantaggi mentre altri soggetti, capaci di produrre conoscenze essenziali, restano esclusi», ha detto, citando anche il lavoro con un’organizzazione agricola greca che integra competenze biologiche e pratiche delle comunità locali.

La questione riguarda quindi non soltanto l’accesso agli strumenti tecnologici, ma anche chi stabilisce quali dati raccogliere, come interpretarli e per quali scopi impiegarli. Per Leonelli, rendere la scienza più equa significa costruire processi nei quali i territori e le istituzioni meno rappresentate possano partecipare alla produzione del sapere.

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