10.000Lettori online ora
Tecnologia 1 min di lettura6 giorni fa

RAIBO2, 42 km senza ricarica: come ha sfidato la maratona

Il robot a quattro zampe del KAIST ha chiuso una maratona intera con un’unica batteria: dietro al record ci sono gambe alleggerite, motori più efficienti e un controllo del passo ripensato da zero.

Un robot che arriva fino al traguardo di una maratona senza cambiare batteria non è più soltanto un esperimento da laboratorio. RAIBO2, il quadrupede sviluppato dal KAIST in Corea del Sud, ha coperto 42,195 chilometri in 4 ore, 19 minuti e 52 secondi, un risultato che oggi viene spiegato nei dettagli da uno studio pubblicato su Nature.

La prestazione risale al 2024, ma solo adesso i ricercatori hanno chiarito quali accorgimenti abbiano reso possibile l’impresa. Il punto centrale non è stato un singolo componente, bensì una revisione complessiva del sistema, pensata per ridurre ogni spreco di energia durante la corsa.


Il vero ostacolo è l’energia

Per i robot dotati di gambe, il problema non è soltanto avanzare: anche il semplice fatto di reggere il proprio peso richiede consumo di batteria. A ogni passo, poi, si sommano le perdite dovute ai movimenti delle articolazioni e all’impatto con il terreno.

È proprio su questi punti che il team ha intervenuto, con l’obiettivo di limitare il dispendio energetico lungo tutto il ciclo del movimento. L’idea non è stata quella di forzare un singolo elemento, ma di intervenire sull’insieme per rendere più efficiente ogni fase della locomozione.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


Le modifiche che hanno fatto la differenza

Tra gli interventi indicati dai ricercatori ci sono gambe più leggere, circuiti dei motori con perdite ridotte e un sistema di controllo del passo studiato per evitare spostamenti inutili. In pratica, RAIBO2 è stato riprogettato per consumare meno a ogni appoggio e a ogni ripartenza.

Questo approccio ha consentito al robot di mantenere un’andatura sufficiente per completare l’intera distanza della maratona con una sola carica. Il traguardo, in questo caso, non racconta solo una prova di resistenza, ma anche il livello raggiunto nella progettazione di macchine capaci di muoversi in modo più vicino all’efficienza biologica.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere