Pareti che producono elettricità: il ruolo nascosto dell’umidità
Una ricerca della Binghamton University punta a trasformare l’acqua presente nell’aria in una fonte per sensori e apparecchi elettronici a basso consumo.
Non servirà ad accendere un frigorifero o a far funzionare un televisore, ma questa tecnologia potrebbe alimentare sensori e altri dispositivi elettronici che richiedono poca corrente. L’idea consiste nell’affidare alla carta da parati il compito di sfruttare l’umidità già presente negli ambienti domestici.
L’energia arriva dall’aria umida
Il principio si basa su minuscoli generatori elettrici integrati nel rivestimento, indicati con la sigla MEG. Quando l’acqua contenuta nell’atmosfera viene assorbita, il movimento degli ioni crea una differenza di potenziale tra le diverse zone del materiale e consente così di ottenere energia elettrica.
Il risultato non è una produzione paragonabile a quella necessaria per gli elettrodomestici più energivori. La potenza disponibile, invece, può essere destinata a strumenti compatti e a basso consumo, come i sensori utilizzati per raccogliere informazioni sull’ambiente.
La struttura controlla l’umidità
A catturare le molecole d’acqua provvede il glicerolo collocato lungo i bordi della carta. Nella parte centrale è presente il polivinilpirrolidone, noto anche come PVP, affiancato da uno strato di cera.
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Questi componenti regolano il passaggio dell’umidità e la sua successiva evaporazione. La distribuzione non uniforme degli ioni genera un gradiente di concentrazione: le cariche restano separate e questa condizione permette di mantenere la produzione di corrente.
Un rivestimento ancora sperimentale
Il progetto è stato sviluppato dai ricercatori della Binghamton University sotto la guida del professor Seokheun “Sean” Choi. La carta da parati rappresenta quindi un supporto sperimentale per inserire piccoli generatori direttamente sulle pareti.
L’ipotesi non mira a sostituire la rete elettrica domestica, ma a fornire una fonte locale per dispositivi che consumano pochissimo. Il valore della soluzione sta nell’utilizzo di una risorsa normalmente considerata un problema negli ambienti chiusi: l’umidità dell’aria.
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