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Tecnologia 2 min di lettura4 giorni fa

Opuscolo sul clima nelle scuole, scatta la protesta degli scienziati

Un documento diffuso in provincia di Belluno, sostenuto da fondi regionali, è finito nel mirino di climatologi e ricercatori per alcune tesi giudicate incompatibili con le evidenze scientifiche.

Un opuscolo distribuito agli studenti di Belluno è diventato il nuovo fronte dello scontro sul clima. A far discutere non è solo il contenuto del testo, ma il fatto che sia arrivato anche nelle scuole con il sostegno della Regione Veneto, provocando una reazione immediata nel mondo accademico.


La lettera aperta dei climatologi

La contestazione più netta porta la firma di Carlo Barbante, docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, che in una lettera aperta rivolta al sindaco di Belluno ha parlato di contenuti in aperto contrasto con le conoscenze scientifiche sul clima. Nel suo intervento ha chiesto che la distribuzione del documento venga fermata non solo negli istituti scolastici, ma anche presso ordini professionali ed enti del territorio.

Alla presa di posizione di Barbante si sono aggiunti altri esponenti del mondo universitario e il CNR, segno che la vicenda ha superato il confine della polemica locale. La diffusione del materiale ha infatti acceso un allarme più ampio, perché il testo è stato consegnato a studenti delle classi quarte e quinte in un momento in cui il tema del riscaldamento globale è al centro del dibattito pubblico.


Cosa contesta il capitolo incriminato

Il nodo più delicato si trova nelle pagine 42-44, dove Giorgio Giacchetti, presidente regionale dell’Ordine dei Geologi del Veneto, attribuisce il riscaldamento globale soprattutto ai cicli climatici naturali. In quella ricostruzione, il ruolo delle attività umane viene ridimensionato fino a risultare marginale.

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Nello stesso passaggio vengono messi in dubbio anche i modelli climatici e l’effetto della CO2 sugli ecosistemi. Sono affermazioni che la comunità scientifica internazionale considera già smentite in modo esteso, ed è proprio questo scarto a spiegare la forte reazione arrivata da ricercatori e climatologi italiani.

La vicenda, partita da una distribuzione nelle scuole superiori, ha così assunto rapidamente una dimensione nazionale. L’opuscolo è diventato il punto di attrito tra chi lo difende come contributo al dibattito e chi lo vede come un testo che veicola tesi non compatibili con lo stato attuale delle conoscenze sul cambiamento climatico.

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