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Tecnologia 1 min di lettura3 giorni fa

Optimus, la fabbrica rallenta: Tesla è lontana dal sogno delle 20.000 unità

Le mani della versione V3 concentrano ancora numerosi passaggi manuali, frenando il salto dai prototipi alla fabbricazione su larga scala.

Le difficoltà maggiori per Optimus sembrano concentrarsi nei moduli più complessi, cioè mani e avambracci della variante V3. Secondo le informazioni disponibili, queste parti raccolgono più di 100 viti e numerosi elementi di piccole dimensioni, con diversi assemblaggi ancora affidati direttamente agli operatori.


Le mani frenano la versione V3

La presenza di tanti componenti ravvicinati rende particolarmente delicato il montaggio. In questa fase, l’intervento umano resta necessario per completare una parte dell’assemblaggio, un vincolo che pesa sulla possibilità di aumentare rapidamente i volumi.

Per un robot umanoide non basta replicare la logica produttiva di un’automobile. Le dimensioni ridotte dei pezzi e la necessità di rispettare margini di precisione molto stretti rendono infatti l’integrazione dei componenti più complessa rispetto alle normali linee automobilistiche.

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Dalle linee Tesla ai robot

Tesla avrebbe adattato alcune strutture che in precedenza erano destinate a Model S e Model X. La riconversione degli impianti può offrire una base industriale già disponibile, ma non elimina le differenze tra costruire una vettura e assemblare un sistema umanoide composto da parti minute e meccanismi articolati.

Il passaggio alla produzione su larga scala resta quindi il principale ostacolo per Optimus. Stando a The Information, l’azienda realizzerebbe oggi alcune centinaia di esemplari ogni settimana, una quantità ancora distante dal traguardo annunciato di 20.000 robot settimanali.

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