OpenAI, l’ombra dello spionaggio: la “cimice” costava meno di 14 dollari
Un ingegnere saudita è accusato di aver piazzato un registratore nella sala riservata ai vertici, usando anche l’intelligenza artificiale per preparare il piano.
Il punto più delicato dell’inchiesta non è ancora chiarito: gli investigatori devono stabilire se il dispositivo abbia davvero raccolto conversazioni riservate e se le eventuali registrazioni siano state ascoltate o trasferite. Per ora OpenAI sostiene di non aver trovato tracce di accessi impropri ai pesi dei modelli, al codice sorgente o ai dati dei clienti.
L’indagine ha portato all’arresto di Abdulrahman Alfozan, 35 anni, ingegnere informatico e cittadino saudita. L’uomo, assunto da OpenAI nel luglio 2025, è accusato negli Stati Uniti di aver installato o tentato di utilizzare un apparecchio per captare comunicazioni vocali senza autorizzazione.
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Restano ignoti i dati intercettati
Il caso è stato reso pubblico dal Dipartimento della Giustizia statunitense dopo l’arresto eseguito dall’FBI il 9 ottobre. Se riconosciuto colpevole, Alfozan potrebbe ricevere una condanna fino a cinque anni di carcere e una sanzione massima di 250 mila dollari.
La società guidata da Sam Altman ha riferito che, sulla base dei controlli finora svolti, non risultano sottratti i parametri numerici appresi dai modelli durante l’addestramento, né il codice dei sistemi o le informazioni dei clienti. Sarà però l’inchiesta a chiarire quali contenuti, se presenti, siano finiti nella memoria del registratore e chi avrebbe potuto riceverli.
La vicenda è stata collegata dalle autorità statunitensi anche alla protezione delle tecnologie avanzate del Paese. Il direttore dell’FBI Kash Patel ha richiamato questo profilo, ma l’imputazione formalizzata resta quella relativa all’intercettazione illecita: non sono emerse prove pubbliche di un ruolo del governo saudita o dell’esistenza di un destinatario delle informazioni.
Una scheda minuscola dietro lo schermo
Il dispositivo individuato nelle immagini diffuse dagli investigatori è stato associato a un Seeed Studio XIAO ESP32-S3 Sense. Il catalogo del produttore lo indica a 13,90 dollari, mentre la ricostruzione iniziale parla di un apparecchio da 13,99 dollari; eventuali accessori e modifiche avrebbero potuto far salire il costo complessivo.
Si tratta di una scheda programmabile grande all’incirca quanto un pollice. Include un microfono digitale, una fotocamera removibile, un alloggiamento per schede microSD e collegamenti Wi-Fi e Bluetooth, elementi che consentono di registrare, conservare e trasferire dati.
Nata per prototipi elettronici, sensori e piccoli esperimenti legati all’intelligenza artificiale, la scheda può essere trasformata in un apparecchio di ascolto molto compatto. Secondo gli atti giudiziari, l’unità recuperata disponeva anche di cifratura, una protezione che rende i file inutilizzabili senza la relativa chiave.
OpenAI ha descritto il sistema come particolarmente avanzato, con funzioni per il controllo dell’audio e l’invio dei dati oltre i normali meccanismi di verifica. Tali capacità, secondo la ricostruzione, potrebbero essere state ottenute attraverso il programma caricato sulla scheda e non soltanto grazie ai suoi componenti originali.
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La sala dei vertici nel mirino
Il ritrovamento è avvenuto il 30 settembre, quando il personale ha notato l’apparecchio collegato a una presa USB sul retro di un televisore. Per renderlo meno visibile, qualcuno lo aveva avvolto nella carta igienica.
La stanza era destinata alle riunioni dei dirigenti e dei loro assistenti. Al suo interno si discutevano abitualmente attività di ricerca, accordi con partner commerciali e rapporti con rappresentanti istituzionali, motivo per cui gli investigatori ritengono che la scelta del luogo non fosse casuale.
Le registrazioni delle telecamere mostrerebbero Alfozan nei pressi della sala in più occasioni nei giorni precedenti alla scoperta, anche se non aveva il permesso di partecipare agli incontri tenuti lì. Dopo il ritrovamento, OpenAI ha aggiunto una telecamera nella stanza.
Il 5 ottobre le immagini avrebbero ripreso l’ingegnere mentre entrava e osservava la parte posteriore del televisore, proprio nel punto in cui era stato collocato il dispositivo. Nella stessa giornata, in un altro ambiente dell’edificio, sarebbe stata trovata una borsa lasciata incustodita con il portafoglio, documenti personali e un secondo apparecchio simile.
Le ricerche affidate all’intelligenza artificiale
Gli investigatori hanno inoltre esaminato le richieste rivolte a un sistema di intelligenza artificiale di OpenAI. Le domande riguardavano la disposizione degli edifici, le sale disponibili, gli appuntamenti già fissati e i luoghi frequentati dai dirigenti insieme agli incontri con soggetti esterni.
Nei documenti compaiono anche interrogazioni effettuate da un account collegato alla moglie di Alfozan, che presentava diversi identificativi in comune con quello usato dall’ingegnere. Gli atti, tuttavia, non permettono di stabilire chi abbia scritto materialmente ciascuna richiesta.
Tra il 24 e il 30 settembre sarebbero state cercate indicazioni per realizzare un registratore capace di funzionare senza interruzioni, configurare una rete Wi-Fi, aumentare la portata dell’ascolto e cifrare i file salvati su una scheda di memoria. Alcune domande riportavano anche codici tecnici compatibili con il modello poi trovato negli uffici.
Alfozan resta presunto innocente fino alla conclusione del procedimento. L’indagine è ancora in corso e la prossima udienza è fissata per il 19 ottobre.
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