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Tecnologia 2 min di lettura1 ora fa

Occhiali intelligenti, la privacy vacilla: cosa chiedono i Garanti UE

Indicatori visibili, responsabilità definite e più trasparenza: le richieste europee sui dispositivi capaci di fotografare, filmare e ascoltare senza farsi notare.

Un LED evidente potrebbe non bastare: per chi si trova davanti a un paio di occhiali intelligenti deve essere semplice capire se telecamera o microfono sono attivi. Gli indicatori, secondo le indicazioni europee, dovrebbero restare visibili anche negli ambienti pubblici, non poter essere esclusi con facilità e offrire segnali realmente affidabili.

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Segnali chiari contro le riprese invisibili

Tra gli strumenti ipotizzati figurano luci ben riconoscibili, avvisi sonori e notifiche attivate quando il dispositivo si trova vicino ad altre persone. Anche l’aspetto esterno può aiutare a distinguere questi prodotti da un normale paio di occhiali da vista.

La questione diventa particolarmente delicata in ospedali, scuole, spogliatoi e luoghi di lavoro. In simili contesti, immagini e registrazioni potrebbero includere dati personali sensibili, senza che i presenti sappiano di essere stati coinvolti.


Quando l’utente diventa responsabile

Il Comitato europeo per la protezione dei dati, indicato con l’acronimo EDPB, richiama inoltre l’attenzione sul ruolo di chi indossa gli occhiali. Un utilizzo limitato alla vita privata o alla casa, come registrare un momento familiare o attivare la traduzione durante una conversazione personale, rientra nell’uso domestico e non comporta gli stessi adempimenti previsti dal GDPR.

Il quadro cambia se i filmati vengono diffusi su profili accessibili al pubblico oppure se il dispositivo è impiegato nell’attività professionale. In queste circostanze, la persona che effettua le riprese può assumere il ruolo di titolare del trattamento e deve quindi rispettare gli obblighi stabiliti dalla normativa.

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Produttori e applicazioni sotto esame

Le responsabilità non ricadono soltanto sull’utilizzatore. Anche le aziende che realizzano gli occhiali e quelle che sviluppano applicazioni o servizi basati sull’intelligenza artificiale devono rispondere delle scelte relative alle finalità e alle modalità di raccolta dei dati.

Secondo i Garanti europei, produttori e sviluppatori non possono trasferire ogni onere agli utenti. Devono garantire informazioni comprensibili, spiegare come vengono trattati i dati personali e predisporre sistemi che rendano riconoscibile l’attivazione di registrazione e ascolto.


Il rischio dei contenuti condivisi

La presenza di funzioni per fotografie, video, dirette sui social e riconoscimento del volto o della voce amplia i possibili impieghi degli occhiali. La difficoltà, per chi si trova nelle vicinanze, è distinguere un oggetto apparentemente ordinario da un dispositivo capace di acquisire informazioni.

Per questo l’EDPB sollecita tutele più incisive e una maggiore trasparenza lungo tutta la filiera. L’obiettivo è fare in modo che la tecnologia non trasformi luoghi quotidiani e ambienti professionali in spazi nei quali le persone vengono registrate senza poterlo comprendere.

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