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Tecnologia 2 min di lettura5 ore fa

Norvegia, il ghiaccio si ritira: riemergono 48 frecce preistoriche

Il ritiro dei ghiacci norvegesi sta trasformando le montagne di Jotunheimen in un archivio archeologico a cielo aperto.

Il ritiro dei ghiacci norvegesi sta trasformando le montagne di Jotunheimen in un archivio archeologico a cielo aperto. Durante la campagna del 2026, gli studiosi hanno recuperato 48 frecce preistoriche, alcune delle quali conservate in condizioni eccezionali.


La scoperta nelle montagne norvegesi

I reperti sono stati individuati nelle aree di Langfonne, Storefonne e Hanklefonne, all’interno delle attività del progetto Secrets of the Ice. Le datazioni indicano che diversi manufatti hanno più di 2.000 anni, mentre il pezzo più antico potrebbe avere un’età compresa tra 5.000 e 6.000 anni.

Il gelo ha protetto a lungo legno, aste e altri materiali organici dal deterioramento. Ora, però, la riduzione della copertura ghiacciata li sta riportando in superficie, rendendo possibile il recupero di oggetti che altrimenti sarebbero rimasti nascosti per millenni.


Reperti sempre più antichi

Il valore della campagna non riguarda soltanto il numero delle frecce o la loro datazione. Gli archeologi stanno registrando anche un cambiamento nella tipologia dei materiali che emergono dalle aree montane norvegesi.

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Quando, circa vent’anni fa, cominciarono le prime ricerche di archeologia glaciale nella regione, la maggior parte dei ritrovamenti apparteneva all’epoca vichinga oppure agli ultimi 2.000 anni. Nelle campagne più recenti, invece, stanno comparendo manufatti di epoche molto più remote, compresa la preistoria più antica.


Il disgelo apre una capsula del tempo

Per migliaia di anni i ghiacci hanno conservato tracce delle attività umane come una sorta di capsula del tempo naturale. Il riscaldamento del clima sta però accelerando la fusione e modifica il paesaggio, facendo affiorare reperti che gli studiosi devono individuare e mettere al sicuro.

Le 48 frecce recuperate nel 2026 offrono così nuove informazioni sulla presenza e sugli spostamenti delle comunità che frequentavano le montagne norvegesi. La loro conservazione permette inoltre di analizzare manufatti molto antichi con un livello di dettaglio difficilmente possibile in altri contesti archeologici.

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