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Tecnologia 2 min di lettura39 min fa

Muse, migliaia di chat esposte: il rischio nascosto nei link

Condividere una conversazione con un sistema di intelligenza artificiale può sembrare un gesto innocuo, soprattutto quando basta creare un collegamento e inoltrarlo a un collega o a un conoscente.

Condividere una conversazione con un sistema di intelligenza artificiale può sembrare un gesto innocuo, soprattutto quando basta creare un collegamento e inoltrarlo a un collega o a un conoscente. Tuttavia, quelle chat possono contenere dati personali e informazioni riservate, con il rischio che l’indirizzo finisca nelle mani di persone non autorizzate.

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Muse e quei collegamenti troppo facili da trovare

Il problema ha coinvolto Muse, la piattaforma di intelligenza artificiale agentica lanciata da Meta soltanto il mese scorso. Secondo quanto individuato dai ricercatori della società di sicurezza Claroc, la funzione per condividere le conversazioni presentava un meccanismo che poteva rendere pubblicamente rintracciabili alcuni collegamenti.

In particolare, il sistema costruiva gli indirizzi web inserendo il titolo della conversazione nel sottodominio. Questa scelta permetteva di risalire agli indirizzi attraverso i servizi di DNS passivo, strumenti che conservano la cronologia dei collegamenti tra domini e indirizzi di rete. In questo modo potevano emergere anche domini e sottodomini non più attivi o creati in precedenza.


Il nodo dei 6.800 scambi esposti

L’analisi di Claroc ha portato all’individuazione online di 6.800 conversazioni generate tramite Muse. Il punto critico non riguardava soltanto la possibilità di condividere una chat, ma il fatto che gli indirizzi creati dalla piattaforma potessero essere scoperti anche da chi non li aveva ricevuti direttamente.

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Il funzionamento del DNS aiuta a comprendere la dinamica: questo sistema traduce i nomi dei siti negli indirizzi IP utilizzati dai dispositivi per raggiungerli. I servizi che ne registrano le informazioni nel tempo possono quindi offrire una traccia delle associazioni passate, trasformando un collegamento pensato per una condivisione privata in un possibile punto di accesso rintracciabile.

La vicenda riporta l’attenzione su un rischio più ampio: le conversazioni con l’intelligenza artificiale non dovrebbero essere considerate automaticamente innocue. Prima di generare o inoltrare un collegamento, è necessario valutare quali dati siano presenti nella chat e chi potrebbe riuscire a individuarla.

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