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Tecnologia 1 min di lettura4 giorni fa

Meta Muse, Spotify cambia passo: playlist e podcast con l’AI

Collegando il proprio profilo, l’assistente di Meta può cercare contenuti, creare raccolte e avviare musica, podcast o audiolibri attraverso una semplice conversazione.

Gli appunti della giornata possono diventare un Personal Podcast da conservare nella propria libreria. È una delle possibilità offerte dal collegamento tra Spotify e Meta Muse, che amplia il ruolo dell’assistente oltre le semplici risposte testuali.


Dagli appunti nasce un podcast

Muse può rielaborare informazioni e aggiornamenti forniti dall’utente per trasformarli in un contenuto audio personalizzato. Una volta generato, il Personal Podcast può essere archiviato su Spotify e riascoltato in un secondo momento.

L’integrazione non riguarda soltanto la musica. Dopo l’autorizzazione all’accesso, l’assistente permette infatti di gestire anche podcast e audiolibri senza dover svolgere manualmente ogni passaggio all’interno dell’applicazione.


Playlist costruite senza perdere tempo

Scegliere i brani adatti a un viaggio o a una sessione di allenamento può richiedere più tempo del previsto: si passa dalla ricerca di un titolo all’altro, si cambiano idee e si prova a mettere insieme una selezione coerente. Muse punta a ridurre proprio questa fase di ricerca, interpretando una richiesta formulata in modo naturale.

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L’utente può descrivere, per esempio, il tipo di spostamento che deve affrontare e chiedere una raccolta pronta per la partenza. L’assistente individua i contenuti su Spotify, li inserisce in una playlist e può far partire l’ascolto, invece di limitarsi a proporre alcuni suggerimenti.


L’integrazione entra nelle conversazioni

Per utilizzare queste funzioni è necessario collegare l’account Spotify a Muse. Da quel momento, i comandi possono essere impartiti durante una conversazione, includendo anche richieste come l’aggiunta di contenuti alla libreria.

Gli assistenti vocali sono già in grado di gestire operazioni semplici, ma le domande più articolate spesso costringono ad aprire direttamente il servizio musicale. Con questa collaborazione, Meta prova a spostare una parte di quelle attività nell’interazione con il proprio agente AI, lasciando a Muse l’esecuzione delle azioni consentite dall’utente.

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