Marinelli, due bocciature alle spalle: «La scuola non mi venne incontro
Dall’infanzia nel Reatino alla vita berlinese, l’attore racconta gli anni della formazione, il sostegno della famiglia e il rapporto con la scuola.
Prima dei riconoscimenti per il cinema e del successo ottenuto con M – Il figlio del secolo, Luca Marinelli ha attraversato anche una fase scolastica complicata. L’attore, oggi tra gli interpreti del film The Echo Chamber di Andrea Pallaoro, ha raccontato di aver ripetuto l’anno due volte, senza però attribuire tutta la responsabilità ai suoi professori.
Due bocciature senza processo
Marinelli ha spiegato di non voler trasformare il ricordo in un’accusa contro gli insegnanti. A suo giudizio, la responsabilità fu condivisa: da una parte c’era una motivazione personale insufficiente, dall’altra una scuola che non riuscì a intercettare le sue esigenze.
Tra le materie capaci di interessarlo c’era la letteratura greca, ma quell’attenzione non bastava a renderlo costante nello studio. «La scuola ha la responsabilità di provare ad andare incontro a chi ha davanti, con me non ha avuto questa premura», ha affermato, ricordando così il periodo in cui si trovò a ripetere l’anno per due volte.
L’infanzia libera nel Reatino
La sua adolescenza è legata a Longone Sabino, piccolo centro del Reatino dove le giornate scorrevano lontano dalla reperibilità continua. Il tempo era regolato soprattutto dai pasti e, una volta fuori casa, i ragazzi si muovevano con grande libertà tra ruscelli, boschi, dirupi e discese sulla neve.
D’estate c’erano le serate sulle panchine e i videogiochi nell’unico bar del paese; d’inverno, invece, arrivavano pupazzi di neve e corse con il bob. Marinelli ha ricordato quella dimensione come molto diversa da quella cittadina, pur ammettendo di aver apprezzato anche la vita in città.
Berlino e il sostegno familiare
Da anni l’attore vive a Berlino, una scelta che gli consente di sottrarsi alla pressione della notorietà. La città tedesca, da lui descritta come calma e orientata verso il futuro, gli offre la possibilità di ripartire senza essere riconosciuto da tutti e di ritrovare una maggiore tranquillità.
Nel racconto della propria crescita, Marinelli ha riservato un ruolo centrale alla famiglia, definita insieme eccentrica e straordinaria. Il ramo paterno era vicino ad attività artistiche, mentre quello materno comprendeva lavori d’ufficio, sartoria e falegnameria: professioni diverse, ma da lui considerate anch’esse espressioni creative.
Quando comunicò ai genitori di voler diventare attore, non trovò opposizione. Al contrario, ricevette appoggio e comprensione, qualità che ancora oggi riconosce loro insieme a umanità, rigore e sensibilità.