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Tecnologia 1 min di lettura15 ott

Luna, le batterie sfidano il gelo estremo: la risposta della NASA

Il progetto SPEARS punta a sistemi di accumulo più sicuri e resistenti per alimentare rover, strumenti scientifici e dotazioni degli astronauti durante le future missioni Artemis.

Sulla Luna anche l’energia diventa una questione di sopravvivenza tecnologica. Le temperature possono arrivare a circa 100 °C durante il giorno e scendere fino a -200 °C nelle aree del polo sud: condizioni capaci di mettere rapidamente in crisi le batterie agli ioni di litio utilizzate normalmente.

La NASA sta quindi lavorando a una soluzione pensata per gli ambienti più ostili. Il progetto SPEARS mira a sviluppare batterie allo stato solido in grado di sostenere le esigenze delle prossime missioni lunari del programma Artemis.

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Il clima lunare mette tutto alla prova

Le forti escursioni termiche rappresentano uno dei principali ostacoli per i sistemi che dovranno funzionare sulla superficie del satellite. Un calo o un aumento così marcato della temperatura rischia infatti di compromettere l’alimentazione di rover, apparecchiature scientifiche e strumenti destinati agli astronauti.

Per questo motivo non basterà trasferire sulla Luna le tecnologie già impiegate sulla Terra. I dispositivi dovranno continuare a fornire energia in un ambiente dove il caldo intenso e il freddo estremo si alternano con conseguenze potenzialmente rapide sull’efficienza e sull’affidabilità delle batterie.

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SPEARS cerca una nuova soluzione

L’acronimo SPEARS identifica il progetto Solid Power for Extreme Environment Adaptability and Resilience in Space, avviato dalla NASA per studiare sistemi di accumulo energetico più adatti alle condizioni spaziali estreme. Il programma si concentra sulle batterie allo stato solido, considerate una possibile alternativa alle versioni tradizionali agli ioni di litio.

L’obiettivo dichiarato è ottenere dispositivi più resistenti e sicuri, capaci di sostenere le future attività lunari. La domanda centrale resta dunque capire quanto questa tecnologia riuscirà a cambiare l’alimentazione di rover, strumenti scientifici e attrezzature impiegate dagli astronauti durante le missioni Artemis.

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