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Tecnologia 3 min di lettura20 ore fa

Istruzione quasi alla pari, ma i vertici restano lontani: il nodo italiano

Il rapporto 2026 del World Economic Forum mostra progressi minimi per l’Italia e un divario ancora forte tra studio, accesso al lavoro e carriera.

Il passaggio decisivo non riguarda più soltanto quante donne studiano o partecipano al mercato del lavoro, ma quante riescono a trasformare queste opportunità in reddito, continuità professionale e accesso ai luoghi dove si decide. È su questo percorso che l’Italia continua a mostrare le distanze più difficili da ridurre.

Secondo Chiara Bacilieri, non è sufficiente favorire l’ingresso femminile nell’occupazione: servono condizioni che permettano di restare al lavoro e di raggiungere le posizioni con maggiore responsabilità. «Non basta sostenerne l'ingresso nel mercato del lavoro, ma occorre creare le condizioni perché possano lavorare con continuità e avere le stesse opportunità di arrivare ai ruoli in cui si prendono le decisioni», ha spiegato a Gamechangers.


Il soffitto resta ai livelli decisionali

La presenza femminile è vicina all’equilibrio tra i professionisti delle attività intellettuali, scientifiche e tecniche, dove arriva al 47,76%. Il quadro cambia nettamente nei ruoli con maggiore autorità: la quota scende al 28,57% tra legislatori, alti funzionari e manager.

Il divario, quindi, non si limita alla possibilità di ottenere un impiego. La difficoltà riguarda anche la progressione professionale e l’accesso alle funzioni che concentrano influenza economica e capacità di orientare le scelte.

A livello internazionale, il World Economic Forum segnala che proprio leadership e professioni tecnologiche saranno decisive nella prossima fase della parità. Nel 2026, sulle 145 economie esaminate, la componente relativa alla partecipazione e alle opportunità economiche risulta colmata globalmente per il 61,7%.


Studio quasi uguale, scelte molto diverse

Il rapporto mostra un contrasto netto tra i risultati scolastici e quelli occupazionali. L’Italia raggiunge il 99,8% di equilibrio negli indicatori legati all’alfabetizzazione e alla presenza nei diversi gradi di istruzione considerati dal WEF.

Le scelte formative, però, restano fortemente sbilanciate. Una laurea o un titolo nelle discipline STEM riguarda il 15,90% delle donne, contro il 33,57% degli uomini; nell’ICT le percentuali sono rispettivamente dello 0,49% e del 3,05%.

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Chiara Bacilieri, docente dell'Università Cattolica ed esperta di lavoro e parità di genere, collega queste differenze a un orientamento che nasce prima dell’università. «L'idea del lavoro che possiamo fare si forma molto prima della scelta universitaria», ha osservato, richiamando l’importanza degli incoraggiamenti ricevuti, dei modelli disponibili e delle occasioni per sperimentare le proprie capacità.


Il tempo pesa sulla continuità

Anche la partecipazione alla forza lavoro evidenzia una distanza ampia: il tasso femminile è del 41,60%, mentre quello maschile raggiunge il 58,70%, con uno scarto di 17,10 punti percentuali.

Un’altra differenza emerge nella durata dell’attività settimanale. Considerando part-time gli impieghi sotto le 35 ore effettive, l’incidenza arriva al 29,96% tra le donne e al 7,53% tra gli uomini.

Questi numeri non individuano da soli le ragioni del divario, ma mostrano quanto la disponibilità di tempo possa condizionare la permanenza nell’occupazione, la crescita e la possibilità di costruire una carriera stabile.


Un progresso minimo nel 2026

Nel Global Gender Gap Report 2026 del World Economic Forum, l’Italia raggiunge il 60% di parità nella partecipazione e nelle opportunità economiche. L’incremento rispetto alla rilevazione precedente è di appena un decimo di punto, mentre il risultato resta inferiore al 60,8% del 2024.

Il dato finale restituisce così una situazione a due velocità: quasi pieno equilibrio sul fronte dell’istruzione, ma una distanza ancora marcata quando si passa alle competenze richieste dalla trasformazione tecnologica, all’occupazione e ai ruoli di comando. Per colmare il divario, il nodo sarà convertire formazione e presenza nel mercato in carriere durature, competenze digitali, guadagni e potere decisionale.

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