Irpef, il peso cade su pochi: il 19% versa quasi due terzi
Le dichiarazioni fiscali 2025 fotografano un sistema in cui 34,1 milioni di contribuenti pagano l’imposta, mentre 24,8 milioni di residenti risultano esclusi dal prelievo diretto.
Il gettito Irpef italiano si concentra su una porzione ridotta dei contribuenti. Dalle dichiarazioni presentate nel 2025, riferite ai redditi del 2024, emerge infatti che 42.837.963 persone hanno consegnato il modello fiscale, ma soltanto 34.105.072 hanno versato almeno un euro di imposta sul reddito. Rispetto a una popolazione di circa 58 milioni di residenti, sono quindi circa 24,8 milioni le persone che non risultano contribuire all’Irpef.
Nel complesso, i redditi dichiarati ammontano a 1.076 miliardi di euro. Il prelievo complessivo raggiunge invece 216,24 miliardi: 193,316 miliardi derivano dall’Irpef ordinaria, mentre 16,17 miliardi arrivano dalle addizionali regionali e 6,76 miliardi da quelle comunali.
Il gettito dipende da una minoranza
La parte più consistente dell’imposta è sostenuta dai contribuenti con redditi medio-alti. Chi dichiara almeno 35mila euro lordi annui rappresenta il 18,78% dei versanti, ma copre il 65% dell’Irpef totale. Inserendo anche la fascia compresa tra 29mila e 35mila euro, poco più del 30% dei contribuenti arriva a finanziare circa il 79% del prelievo.
Il quadro cambia nettamente nelle fasce inferiori. I contribuenti con redditi fino a 29mila euro sono il 69,78% del totale, ma versano complessivamente il 21,33% dell’Irpef, pari a circa 46 miliardi di euro. Secondo Itinerari Previdenziali, questi dati mostrano una distribuzione molto squilibrata del finanziamento del sistema di protezione sociale.
Quanto versano i redditi più bassi
Tra i dichiaranti con un reddito non superiore a 7.500 euro annui si contano 7,9 milioni di persone: l’imposta media è appena di 19 euro. Nello scaglione successivo, tra 7.500 e 15mila euro, rientrano 7,4 milioni di contribuenti, con un esborso medio di 204 euro.
La fascia tra 15mila e 20mila euro comprende circa 4,79 milioni di persone, che pagano mediamente 1.773 euro di Irpef. Se il calcolo viene rapportato alla popolazione, la cifra scende a 1.288 euro, al di sotto della spesa sanitaria pro capite del 2024, pari a 2.347 euro. Per coprire soltanto il costo della sanità riferito a questa parte della popolazione, gli altri contribuenti dovrebbero farsi carico di 54,45 miliardi.
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Tra 20mila e 26mila euro di reddito si collocano circa 6,65 milioni di dichiaranti, con un’imposta media di 3.284 euro. Il risultato complessivo è una forte differenza tra il numero di persone presenti nelle fasce basse e il loro apporto effettivo alle entrate fiscali.
La fascia dei redditi elevati
Sono appena 58.700 i cittadini che dichiarano 300mila euro lordi all’anno, cioè lo 0,1% della popolazione. Questa categoria versa 14,03 miliardi di Irpef, il 6,49% del totale, con un importo medio pro capite indicato in 238.006 euro. Nel complesso, il loro contributo supera quello dei 27,8 milioni di cittadini con redditi fino a 20mila euro, che versano insieme 10,84 miliardi.
Tra 200mila e 300mila euro si trovano 89.558 contribuenti, pari allo 0,21% del totale, responsabili del 3,63% dell’Irpef. Altri 597.357 versanti dichiarano tra 100mila e 200mila euro e pagano 26,2 miliardi, il 12,14% del gettito. Sommando i tre scaglioni, 745.615 persone, l’1,75% dei contribuenti, sostengono il 22,25% dell’imposta.
Il nodo tra welfare e responsabilità
Itinerari Previdenziali rileva che la concentrazione del prelievo si accompagna a una crescita della spesa assistenziale: in sedici anni è passata da 73 a oltre 180 miliardi, senza una diminuzione proporzionale della povertà. L’osservatorio invita quindi a discutere non soltanto quanto redistribuire, ma anche come rendere più equilibrato il rapporto tra prestazioni e finanziamento.
Stefano Cuzzilla, presidente Cida, sostiene che “la progressività è un principio di equità, ma non può trasformarsi nella penalizzazione permanente di chi lavora, produce e dichiara integralmente il proprio reddito”. Tra le priorità indicate figurano un alleggerimento del carico su chi già sostiene il sistema, un contrasto più efficace all’evasione e un welfare orientato all’autonomia e all’ingresso nel lavoro.
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