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Tecnologia 3 min di lettura6 giorni fa

Irpef, il conto è concentrato: chi sostiene davvero il fisco italiano

I dati sulle dichiarazioni 2025 mostrano che una quota ristretta di contribuenti finanzia gran parte del gettito, mentre milioni di persone versano poco o nulla

Meno di un contribuente su cinque sostiene quasi due terzi dell’Irpef italiana. È il dato più evidente delle dichiarazioni presentate nel 2025, riferite ai redditi del 2024: il prelievo è fortemente concentrato tra chi dichiara almeno 35mila euro lordi all’anno, mentre una parte consistente della popolazione non versa imposte dirette o contribuisce in misura minima.


Il peso fiscale grava su pochi

A fronte di 42.837.963 dichiarazioni, le persone che hanno pagato almeno un euro di Irpef sono state 34.105.072. Rapportando il dato a una popolazione di circa 58 milioni di residenti, risultano quindi circa 24,8 milioni di persone che non versano questa imposta o lo fanno in misura trascurabile.

Nel complesso, i redditi dichiarati ammontano a 1.076 miliardi di euro. Il gettito raggiunge 216,24 miliardi: 193,316 miliardi arrivano dall’Irpef ordinaria, 16,17 miliardi dalle addizionali regionali e 6,76 miliardi da quelle comunali. La fascia che dichiara almeno 35mila euro lordi rappresenta il 18,78% dei contribuenti, ma sostiene il 65% dell’imposta complessiva.

La concentrazione aumenta includendo chi si trova tra 29mila e 35mila euro: poco più del 30% dei contribuenti arriva così a coprire circa il 79% dell’Irpef. Al contrario, il 69,78% dei contribuenti, con redditi fino a 29mila euro, contribuisce per il 21,33%, pari a circa 46 miliardi di euro.


Dai redditi bassi ai grandi versamenti

Nelle fasce più deboli il prelievo medio resta molto contenuto. I 7,9 milioni di contribuenti con redditi fino a 7.500 euro pagano in media 19 euro; altri 7,4 milioni, collocati tra 7.500 e 15mila euro, versano mediamente 204 euro.

Tra 15mila e 20mila euro rientrano circa 4,79 milioni di persone, con un’Irpef media di 1.773 euro. Se il calcolo viene esteso agli abitanti, il valore scende a 1.288 euro, meno dei 2.347 euro rappresentati dal costo pro capite della sanità nel 2024. Secondo l’analisi, per finanziare la sola spesa sanitaria di questa parte della popolazione servono 54,45 miliardi sostenuti da altri cittadini.

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La fascia tra 20mila e 26mila euro comprende circa 6,65 milioni di contribuenti, con un’imposta media di 3.284 euro. All’estremo opposto, appena 58.700 persone dichiarano 300mila euro lordi annui: sono lo 0,1% della popolazione, ma versano 14,03 miliardi, pari al 6,49% dell’Irpef totale.


La richiesta di una redistribuzione diversa

I contribuenti con redditi tra 200mila e 300mila euro sono 89.558 e contribuiscono per il 3,63% dell’Irpef. Nella fascia tra 100mila e 200mila euro si trovano invece 597.357 versanti, che pagano 26,2 miliardi, cioè il 12,14% del totale. Sommando questi tre gruppi, si arriva a 745.615 persone, l’1,75% dei contribuenti e versanti, responsabili del 22,25% dell’imposta.

Stefano Cuzzilla, presidente Cida, descrive questa situazione come una redistribuzione priva di sufficiente reciprocità. A suo giudizio, la spesa assistenziale è cresciuta da 73 a oltre 180 miliardi in sedici anni senza una diminuzione proporzionata della povertà: per questo, ha sostenuto, non basta aumentare la redistribuzione, ma occorre renderla più efficace.

Cuzzilla ha chiesto meno pressione su chi già paga regolarmente, un contrasto più incisivo all’evasione e un welfare orientato alle persone realmente in difficoltà, capace anche di favorire lavoro e autonomia. Itinerari Previdenziali sottolinea inoltre che i contribuenti ad alto reddito, pur garantendo una quota decisiva delle entrate, sarebbero spesso assenti dalle proposte politiche e sindacali, quando non esposti a ipotesi di ulteriori prelievi.

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