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Tecnologia 3 min di lettura7 ore fa

IA, la rotta è nostra: il bivio che decide il futuro umano

Bertrand Piccard mette in guardia dai rischi di una corsa senza guida e indica nella responsabilità collettiva la quota da scegliere per governare l’intelligenza artificiale.

La tecnologia può spingere l’umanità molto lontano, ma non stabilisce da sola la destinazione. Per Bertrand Piccard, aviatore e psichiatra, il punto decisivo non è frenare il vento dell’intelligenza artificiale, bensì scegliere la quota alla quale orientarla: «La potenza è tecnologica; la rotta deve restare umana». Se la direzione sarà sbagliata, sostiene, la responsabilità non potrà essere attribuita alle macchine.

Un segnale incoraggiante arriva dal Consiglio d’Europa, che con la “Convenzione quadro sull’IA, i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto” ha promosso il primo trattato internazionale giuridicamente vincolante sull’intelligenza artificiale. Il principio alla base è che la tecnologia debba rispettare le norme definite dalle comunità e conservare un controllo umano quando sono coinvolti diritti, sicurezza o democrazia.


La direzione conta più della velocità

L’immagine scelta da Piccard nasce dall’esperienza in mongolfiera: il pilota non può comandare il vento, ma può salire o scendere per intercettare una corrente più favorevole. La stessa logica, secondo lui, dovrebbe guidare le decisioni sul futuro dell’umanità e sull’uso dell’IA.

La sostenibilità rappresenta uno dei terreni in cui questa scelta è già concreta. Gli algoritmi possono aiutare a consumare meno e a rendere più efficienti sistemi complessi, ma possono anche amplificare sprechi, fragilità e comportamenti dannosi.


Quando l’IA fa risparmiare risorse

Tra gli impieghi più promettenti c’è la gestione delle reti elettriche. L’intelligenza artificiale può coordinare fonti rinnovabili intermittenti, distribuire l’energia nei luoghi e nei momenti opportuni, conservare quella eccedente e prevedere la domanda. Gli stessi strumenti consentono di ottimizzare i percorsi aerei, marittimi e terrestri, aumentare la produttività, scoprire perdite nelle condotte idriche e sostenere modelli di economia circolare.

Soluzioni di questo tipo sono già utilizzate per contenere i consumi degli edifici, integrare una maggiore quantità di energia rinnovabile nelle reti e progettare interventi di decarbonizzazione. Il vantaggio può crescere anche recuperando il calore prodotto dai centri di elaborazione dati per riscaldare le città, mentre la Fondazione Solar Impulse lavora a infrastrutture più efficienti sotto il profilo energetico, idrico, del raffreddamento e del riuso termico.


La stessa leva può moltiplicare i danni

L’altra faccia della tecnologia riguarda ciò che essa può amplificare senza generare un reale beneficio: contenuti superflui, mezzi autonomi in movimento senza passeggeri, elaborazioni e simulazioni prive di valore aggiunto. L’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che, seguendo questa traiettoria, il fabbisogno elettrico globale dei centri dati potrebbe oltrepassare il doppio entro il 2030, fino a circa 945 TWh.

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Il rischio non riguarda soltanto l’energia. Disinformazione, falsificazioni digitali realistiche, attacchi informatici, condizionamento politico e sorveglianza illegittima possono diffondersi con la stessa rapidità degli strumenti creati per affrontare le grandi emergenze.

In mongolfiera, racconta Piccard, le condizioni atmosferiche vengono analizzate da esperti che indicano al pilota il livello più adatto. Ricorda inoltre l’avvertimento ricevuto dai genitori: «Vuoi volare veloce nella direzione sbagliata, o lentamente in quella giusta?». La domanda vale anche per una società che sta accelerando senza avere ancora scelto una meta comune.


La governance deve restare umana

A suo giudizio, il problema non coincide con l’intelligenza artificiale in quanto tale, ma con il modo in cui l’umanità saprà governarla. Dalle decisioni attuali dipenderà lo spazio riservato alle persone in ambiti come sicurezza, democrazia, cultura, occupazione e distribuzione del potere; per questo occorre mantenere il tempo e la capacità di decidere.

Anche aziende come OpenAI e Anthropic hanno chiesto di introdurre maggiore cautela e regole. La competizione internazionale, però, spinge nella direzione opposta: Donald Trump respinge gli appelli a rallentare richiamando la sfida tecnologica con la Cina. Secondo Piccard, procedere più rapidamente non significa necessariamente scegliere la soluzione più sicura o più lungimirante.

Il precedente storico evocato è quello del 1945, quando Oppenheimer suggerì al presidente americano di trattare con i sovietici per abbandonare lo sviluppo della bomba H. Truman rifiutò, temendo di compromettere il vantaggio statunitense nel settore della difesa. Una singola nazione, osserva Piccard, non può cambiare rotta se tutte le altre continuano a correre: servirebbe un accordo condiviso, oggi difficile in un contesto internazionale frammentato.

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