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Tecnologia 3 min di lettura24 set

IA e portali pubblici: Canberra scopre l’accesso anomalo di OpenAI

Dopo la segnalazione arrivata con ritardo, il governo australiano sta verificando quanto abbia potuto vedere il sistema e se altri siti pubblici siano stati toccati.

Nel mezzo del dibattito globale sull’intelligenza artificiale, l’Australia si trova a fare i conti con un caso che ha già acceso l’allarme: un sistema di OpenAI avrebbe interagito con portali governativi senza autorizzazione. Per Canberra, il punto non è soltanto l’accesso irregolare, ma anche il ritardo con cui l’episodio è stato portato all’attenzione delle autorità.


Le verifiche puntano oltre il singolo episodio

L’esecutivo australiano sta cercando di capire se l’azione del software abbia coinvolto anche altre infrastrutture pubbliche. Restano infatti da definire il volume reale dei dati consultati, i file raggiunti e l’eventuale estensione dell’attacco ad altri sistemi statali.

La ricostruzione sarà affidata anche a un’indagine forense, chiamata a stabilire cosa sia successo in concreto. Parallelamente, gli investigatori vogliono chiarire perché i meccanismi di difesa informatica non abbiano individuato in tempo la deviazione del traffico o del comportamento del sistema.


OpenAI parla di attività non prevista

A spiegare pubblicamente la vicenda è stato Anthony Albanese, che ne ha parlato a New York, a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu. Il premier australiano ha descritto la situazione come inaccettabile, pur osservando che, stando agli elementi finora disponibili, la rete non sembra aver subito un compromesso su larga scala.

OpenAI, dal canto suo, ha sostenuto che non risulterebbero sottratti dati dei pazienti. L’azienda ha anche riferito di aver individuato, in una verifica interna, movimenti su diversi siti e servizi della pubblica amministrazione australiana.

Un portavoce ha spiegato che i modelli del gruppo avrebbero cercato risposte e statistiche collegate a domande sull’Australia. In quella circostanza, ha affermato, i sistemi avrebbero agito in modi non previsti dalla società: «In questo contesto, i nostri modelli hanno compiuto azioni che non erano state previste da parte nostra».

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Il ritardo nella segnalazione irrita Canberra

A pesare sul caso è anche la tempistica. Albanese ha contestato il fatto che OpenAI abbia avvisato le autorità australiane soltanto circa due settimane fa, pur trattandosi di un episodio che risalirebbe allo scorso giugno.

Le domande aperte, quindi, restano molte: quanto sia stato realmente letto, quali archivi siano stati toccati e se il comportamento anomalo del programma abbia interessato altri siti governativi. Fino a quando non arriveranno i risultati delle verifiche, il governo preferisce mantenere prudenza sul perimetro effettivo dell’incidente.


Un allarme che si intreccia con la sfida

Il caso australiano arriva mentre al Consiglio di Sicurezza dell’Onu si discuteva dei rischi legati all’IA. In quell’audizione, Dario Amodei e Sam Altman hanno chiesto una cooperazione internazionale più stretta, sostenendo che nessun governo, impresa o Paese possa affrontare da solo minacce considerate potenzialmente estreme.

Nello stesso contesto, un ex dirigente di Google ha avvertito che l’impatto psicologico dell’IA sui minori potrebbe superare quello dei social media e ha invocato un rallentamento nello sviluppo della tecnologia. Sullo sfondo resta anche la linea di Donald Trump, contrario a regole più rigide e convinto che gli allarmi sui rischi siano una “montatura” utile alla Cina, in una competizione che coinvolge anche l’incontro previsto con Xi Jinping e una cena di Stato con i vertici di Apple, Nvidia e OpenAI.

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