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Tecnologia 2 min di lettura5 giorni fa

Fideuram, il falso ordine e i 95 milioni: la truffa AI

Un messaggio contraffatto e una voce clonata avrebbero spinto Paolo Molesini a disporre pagamenti milionari: 36 milioni non sono ancora stati recuperati.

Circa 95 milioni di euro sarebbero usciti dalle disponibilità di Fideuram dopo una frode costruita sfruttando messaggi contraffatti e strumenti di intelligenza artificiale. Una parte della somma è stata recuperata, mentre 36 milioni restano al momento irreperibili. L’episodio risalirebbe a febbraio, quando Paolo Molesini guidava ancora la banca; poche settimane più tardi l’ex presidente ha lasciato l’incarico, senza che sia stata formalizzata una relazione tra i due avvenimenti.


L’ordine sembrava arrivare dai vertici

Secondo le ricostruzioni, l’operazione sarebbe cominciata con una comunicazione apparentemente inviata da Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, gruppo del quale Fideuram fa parte. Nel messaggio veniva sollecitato lo spostamento urgente di denaro legato a una transazione finanziaria internazionale, con la banca impegnata nella gestione della tesoreria.

Molesini avrebbe quindi autorizzato una serie di bonifici, convinto di eseguire una richiesta proveniente dall’interno del gruppo. Il denaro è stato indirizzato soprattutto verso rapporti bancari aperti in Cina e a Hong Kong, rendendo più complesso il recupero dell’intera cifra.


Anche la telefonata era contraffatta

A rafforzare l’inganno ci sarebbe stato un secondo contatto, questa volta telefonico. Dall’altra parte della chiamata, secondo quanto emerso, non c’era Paolo Nastasi, managing partner di A&O Shearman Italia, ma una riproduzione della sua voce: il professionista è estraneo alla vicenda.

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Gli investigatori considerano probabile l’impiego di un sistema di intelligenza artificiale capace di imitare il timbro vocale. La combinazione tra il messaggio attribuito a Messina e la telefonata avrebbe dato credibilità alla richiesta, inducendo l’allora vertice di Fideuram a procedere con i trasferimenti.


Il recupero non ha chiuso il caso

Le somme sottratte non sono state interamente perse: una quota è stata bloccata o restituita, ma il bilancio provvisorio lascia ancora scoperto un importo di 36 milioni di euro. La vicenda ha coinvolto direttamente la banca del gruppo Intesa Sanpaolo e ha preceduto di alcune settimane l’uscita di Molesini dal suo ruolo.

Al momento non risultano conferme ufficiali che colleghino le dimissioni alla frode. Il tempismo dei due episodi ha però alimentato interrogativi sulla successione degli eventi, mentre restano da chiarire l’esatta dinamica dei pagamenti e le responsabilità nella gestione dell’autorizzazione.

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