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Tecnologia 1 min di lettura6 ore fa

CIE forata o senza chip: due denunce e un reato preciso

Due episodi a Macerata e Palermo riportano l’attenzione sulle alterazioni della Carta d’Identità Elettronica e sulle conseguenze penali per chi interviene sul microchip.

Due persone sono state denunciate dopo aver presentato documenti elettronici alterati per farsi identificare. In entrambi i casi, le modifiche riguardavano il microchip della CIE e hanno portato alla contestazione della falsità materiale commessa da privato.


A Macerata il foro sulla carta

Il caso più recente riguarda un 45enne residente a Foligno, arrivato al Comando di Macerata per contestare una multa. Quando ha consegnato la Carta d’Identità Elettronica, i militari hanno notato un’apertura quadrata praticata proprio nel punto occupato dal microchip.

La particolarità dell’intervento ha fatto scattare gli accertamenti e, successivamente, la denuncia per falsità materiale. La vicenda presenta quindi caratteristiche molto simili a quella emersa in Sicilia, pur essendosi verificata in un contesto differente.


A Palermo la CIE finisce sotto sequestro

A Palermo è invece coinvolto un 33enne, presentatosi in caserma per segnalare la scomparsa del libretto dell’auto. Al momento del controllo dei documenti, i Carabinieri hanno rilevato che la sua CIE era stata privata del microchip.

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La tessera è stata acquisita e sottoposta a sequestro, così da consentire le verifiche tecniche sull’alterazione. Il giovane è stato deferito a piede libero alla Procura per falsità materiale commessa da privato.


La Cassazione chiarisce la rilevanza penale

La rimozione o la perforazione del componente elettronico non viene considerata una semplice modifica fisica del documento. La Corte di Cassazione, con la sentenza 31429/2026, ha infatti riconosciuto la rilevanza penale di una manomissione di questo tipo.

Le due contestazioni mostrano come un documento apparentemente ancora leggibile possa comunque attirare l’attenzione durante un’identificazione. Sono proprio gli interventi localizzati nella zona del microchip ad aver fatto emergere, nei casi esaminati, il sospetto di alterazione della carta.

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