9.000Lettori online ora
Tecnologia 1 min di lettura1 ora fa

Chernobyl, il materiale radioattivo resiste da 40 anni: cosa significa

Le analisi su sei frammenti raccolti vicino alla centrale mostrano una conservazione inattesa, con possibili conseguenze positive per l’area contaminata.

A quarant’anni dall’incidente del 26 aprile 1986, alcuni residui radioattivi dispersi dopo l’esplosione del reattore di Chernobyl risultano ancora sorprendentemente integri. Il dato può apparire allarmante, ma la scarsa degradazione dei frammenti potrebbe anche ridurre il rischio di una loro diffusione nell’ambiente.


Frammenti minuscoli, rischio duraturo

Durante il disastro, nell’atmosfera finirono particelle di combustibile nucleare chiamate “particelle calde”. Le più piccole hanno un diametro compreso tra 8 e 50 micrometri, una misura simile a quella di un capello umano, e racchiudono elementi radioattivi capaci di restare pericolosi per periodi molto estesi.

La questione centrale riguarda il loro comportamento nel terreno dopo decenni di esposizione all’acqua, all’ossigeno e agli agenti atmosferici. Se la struttura di questi residui si deteriorasse, le sostanze radioattive potrebbero fuoriuscire più facilmente e raggiungere l’ambiente circostante.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


Sei campioni sotto esame

Per verificare il livello di conservazione delle particelle, un’équipe di ricercatori tedeschi ha esaminato sei frammenti prelevati nei pressi di Pripyat e Kopachi. Le due località si trovano a pochi chilometri dalla centrale nucleare coinvolta nell’incidente.

I campioni analizzati, a quasi quattro decenni dall’esplosione, appaiono ancora in gran parte intatti. Questo risultato offre un elemento potenzialmente favorevole per il futuro della zona contaminata: particelle che si degradano lentamente potrebbero infatti rilasciare con maggiore difficoltà il materiale radioattivo che contengono.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere