ChatGPT su Siri non decolla: perché l’effetto iPhone è stato limitato
Nei documenti depositati in tribunale OpenAI ammette che l’arrivo del chatbot su iPhone ha prodotto meno utenti e meno abbonamenti del previsto, anche per i vincoli imposti da Apple.
L’arrivo di ChatGPT dentro l’ecosistema Apple non ha generato la spinta commerciale che OpenAI si aspettava. Nei documenti finiti agli atti di una causa antitrust, la società di Sam Altman descrive un’adozione più debole del previsto e riconosce che, a distanza di mesi, l’integrazione veniva ancora considerata sotto le attese.
Le stime tagliate già all’inizio del 2025
Secondo quanto emerge dal deposito giudiziario, OpenAI aveva già ridimensionato le previsioni nel gennaio 2025, quindi poco dopo il debutto del servizio sugli iPhone. In marzo 2026, internamente, la collaborazione veniva ancora indicata come «persistently underperforming».
La funzione era arrivata nel dicembre 2024, dopo l’intesa siglata con Apple nel maggio dello stesso anno, a ridosso della presentazione di Apple Intelligence alla WWDC. Da quel momento Siri poteva inoltrare alcune richieste a ChatGPT quando riteneva più utile ricorrere al modello di OpenAI.
Il limite sta anche nell’integrazione scelta da Apple
OpenAI sostiene che parte del problema dipenda dal modo in cui Cupertino ha costruito il collegamento. ChatGPT non risultava attivato automaticamente e andava abilitato dall’utente; inoltre il passaggio passava comunque da Siri e dai meccanismi previsti da Apple per girare la richiesta al servizio esterno. In molti casi, secondo la società, sarebbe stato più semplice aprire direttamente l’app dedicata.
L’obiettivo iniziale era diverso: la presenza in Apple Intelligence avrebbe dovuto aumentare la visibilità del chatbot tra gli utenti iPhone, favorendo registrazioni e abbonamenti. OpenAI parla anche di un possibile «halo effect» legato all’associazione con Apple, ma precisa che l’impatto è rimasto inferiore alle aspettative. Nel documento, però, le cifre vengono oscurate.
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A pesare c’erano anche i paletti sui dati. L’accordo impediva a OpenAI di usare le interazioni passate da Siri per raccogliere informazioni sugli utenti o per addestrare i modelli. Di conseguenza, il ritorno economico dipendeva quasi interamente dalla capacità di trasformare quella visibilità in nuovi iscritti paganti.
Dal vincolo di esclusiva alla nuova rotta di
OpenAI aveva chiesto ad Apple un’esclusiva reciproca di due anni, ma la proposta era stata respinta. Il contratto firmato è rimasto non esclusivo e ha consentito a Apple di lavorare anche con altri fornitori AI o di sviluppare soluzioni proprie.
Dopo ChatGPT, Siri non ha ricevuto altre estensioni analoghe, mentre Apple ha poi aperto un fronte con Google per usare Gemini e altre tecnologie di Mountain View nel lavoro sulla prossima generazione dei suoi modelli e su alcune funzioni della nuova Siri. ChatGPT, comunque, resta integrato in Apple Intelligence.
Le informazioni sono emerse nel procedimento promosso da X Corp e SpaceXAI contro Apple e OpenAI, con l’accusa di aver limitato la concorrenza tramite quell’intesa. Apple ha lasciato la causa dopo un accordo con X e SpaceXAI, mentre l’azione giudiziaria contro OpenAI prosegue.
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