Carburanti, il tetto cambia il pieno: risparmi fino a 127 euro
Il limite al prezzo di benzina e diesel adottato da Eni e IP può alleggerire la spesa di famiglie e imprese, ma restano dubbi su concorrenza e rifornimenti.
Per chi fa rifornimento ogni settimana, la novità può tradursi in un risparmio immediato: rispetto alle quotazioni medie rilevate sulla rete stradale, il limite applicato da Eni vale circa 17 centesimi in meno al litro. La misura, partita il 28 settembre, si affianca all’iniziativa di IP e potrebbe coinvolgere complessivamente fino a 8.500 distributori.
Il pieno costa meno, ma non per tutti
Le stime elaborate da Unimpresa indicano che un automobilista con un pieno settimanale da 50 litri può spendere circa 8,45 euro in meno se utilizza benzina e 9,35 euro se viaggia a diesel. Nell’arco dei primi 30 giorni, il beneficio teorico si colloca quindi tra 36 e 40 euro per automobile.
Qualora il provvedimento Eni venisse mantenuto fino al 31 dicembre, il vantaggio potrebbe raggiungere una cifra compresa tra 115 e 127 euro per veicolo, a consumi invariati. Per una famiglia con due auto, la stima arriva invece a 17,80 euro alla settimana, pari a circa 80 euro mensili.
Anche le attività professionali possono ottenere un effetto rilevante sui costi. Un furgone che percorre la settimana consumando 80 litri garantirebbe un risparmio di circa 12,26 euro, mentre con 120 litri il dato salirebbe a 18,39 euro; per un corriere dell’ultimo miglio, con 240 litri, la riduzione stimata è di 36,79 euro. Una flotta composta da dieci mezzi potrebbe arrivare a 245 euro in meno ogni settimana e superare quota 3.300 euro entro fine anno.
Eni fissa il limite, IP amplia la rete
Sulla rete Eni il prezzo massimo è pari a 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio. Il tetto vale sia al self service sia al servito, inizialmente per 30 giorni, con la possibilità di estendere la durata fino al 31 dicembre in base all’evoluzione del mercato e alla situazione degli approvvigionamenti.
IP sta introducendo il proprio intervento in modo graduale nei punti vendita con il suo marchio. Socar, società energetica azera che controlla IP, ha fatto sapere che esaminerà anche un possibile coinvolgimento delle stazioni Esso e degli altri operatori riforniti attraverso la rete IP.
Il quadro è diventato più ampio rispetto alla sola iniziativa Eni. I distributori Eni ed Enilive sono 3.847 e si aggiungono a circa 4.500 impianti IP: il bacino potenziale arriva così a 8.500 strutture, quasi il 39% dei circa 22.000 punti vendita presenti sul territorio nazionale. La copertura reale dipenderà però dall’applicazione concreta del piano IP e dall’eventuale estensione alle reti collegate.
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Prezzi più bassi e dubbi sul mercato
Il provvedimento arriva mentre i listini restano sotto pressione. Dal 26 settembre lo sconto sulle accise del gasolio, includendo l’Iva, è sceso da 12 a 6 centesimi al litro. Il 27 settembre, secondo i dati dell’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la media self service sulla rete stradale era di 2,159 euro per la benzina e 2,377 euro per il diesel; in autostrada i valori erano rispettivamente 2,254 e 2,459 euro.
Le cifre sul risparmio sono indicative e non costituiscono una garanzia per ogni automobilista. Il risultato dipenderà dai prezzi praticati dal singolo impianto, dalla quantità acquistata, dalla frequenza dei rifornimenti e dalla durata effettiva del limite.
La Figisc-Confcommercio ha segnalato il rischio di ripercussioni sugli operatori indipendenti, che potrebbero non avere strumenti analoghi per ridurre i listini. Un ulteriore interrogativo riguarda la sostenibilità economica dei gestori e la capacità delle stazioni di mantenere scorte sufficienti se la domanda si concentrasse sui distributori più convenienti.
Il precedente francese alimenta la cautela
Nel dibattito viene ricordato il caso di TotalEnergies in Francia, dove un limite ai prezzi è stato prorogato più volte. I gestori indipendenti hanno contestato l’intervento presentando un esposto all’autorità antitrust francese, mentre in alcune stazioni l’aumento degli acquisti ha contribuito a creare problemi nella disponibilità del prodotto.
Per il mercato italiano, dunque, la questione non riguarda soltanto il vantaggio per chi deve fare il pieno. Nei prossimi mesi sarà necessario verificare se Eni e IP riusciranno a sostenere la domanda, se il programma verrà esteso ad altre reti e se il price cap resterà una risposta temporanea o avrà effetti più duraturi sulla distribuzione dei carburanti.
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