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Tecnologia 1 min di lettura3 ore fa

Calore per l’industria: la sfida da 6 GW dello Xe-100

X-energy e Centrica progettano nel Regno Unito una rete di reattori modulari capace di produrre elettricità e fornire energia termica continua agli impianti industriali.

Per acciaierie, industrie chimiche e altri settori ad alta intensità energetica, la transizione al nucleare non riguarda soltanto la produzione di elettricità. Un ostacolo decisivo è garantire anche calore elevato e costante, oggi spesso ottenuto bruciando combustibili fossili. È su questa esigenza che X-energy e Centrica intendono sviluppare nel Regno Unito una rete di reattori modulari Xe-100, con una capacità complessiva prevista di 6 GW.


Il calore industriale entra nel progetto

La tecnologia è pensata per adattarsi a impieghi diversi rispetto a quelli delle grandi centrali tradizionali. Ogni modulo può infatti generare 80 MW elettrici oppure mettere a disposizione 200 MW di potenza termica per i processi produttivi, offrendo così una possibile alternativa per le attività industriali che necessitano di calore continuo.

La configurazione dell’impianto può essere ampliata in base alla domanda: più unità Xe-100 possono funzionare nello stesso sito, con una combinazione di produzione elettrica e termica calibrata sulle necessità dell’area servita. Il modello punta quindi sulla flessibilità, oltre che sulla generazione di energia.

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Hartlepool è il primo sito indicato

Il luogo individuato come prima opzione è Hartlepool. Nei piani presentati, il sito potrebbe ospitare fino a 12 reattori, per una capacità elettrica totale di 960 MW. L’iniziativa rientra in un programma più ampio, che punta a raggiungere nel Regno Unito i 6 GW attraverso più installazioni.

La realizzazione della rete resta legata ai passaggi necessari per trasformare il progetto in un’infrastruttura operativa. La proposta mostra comunque come i reattori modulari possano essere destinati non solo alla rete elettrica, ma anche alle industrie che richiedono temperature alte e fornitura energetica stabile. Una prospettiva che, in futuro, potrebbe interessare anche l’Italia.

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