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Tecnologia 1 min di lettura1 ora fa

Bottiglie d’acqua, la scoperta che cambia il rischio della plastica

Le micro e nanoplastiche potrebbero modificare chimicamente i liquidi con cui entrano in contatto, producendo molecole potenzialmente dannose per l’organismo.

Le particelle rilasciate dalle bottiglie di plastica potrebbero avere un ruolo più attivo di quanto ipotizzato finora. A suggerirlo è una ricerca condotta da studiosi della Columbia University e di Berkeley, secondo cui il contatto con l’acqua può innescare reazioni chimiche capaci di alterare il liquido.

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La plastica reagisce con l’acqua

Quando un materiale plastico si rompe in frammenti microscopici o ancora più piccoli, la sua superficie complessiva cresce molto rispetto alla quantità di materia presente. Questo cambiamento favorisce l’interazione con l’acqua e può portare alla formazione delle Specie Reattive dell’Ossigeno, note anche con l’acronimo ROS.

Naixin Qian, una delle ricercatrici coinvolte nello studio, ha spiegato che si tratta di «un esempio classico del tipo di molecole che possono danneggiare i tessuti animali e umani». La scoperta mette quindi in discussione l’idea secondo cui le microplastiche sarebbero soltanto residui passivi e chimicamente inattivi.

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Un possibile legame con la salute

Il tema riguarda anche l’organismo umano, dato che il sangue è costituito in larga parte da acqua. Se le particelle riescono a raggiungere la circolazione, potrebbero mantenere per un periodo prolungato la capacità di generare reazioni chimiche, con effetti ancora da chiarire nel dettaglio.

Diversi studi citati nella letteratura scientifica hanno rilevato un’associazione tra esposizione a microplastiche o nanoplastiche e problemi come infarto, ictus, demenza e tumore cerebrale. La nuova ricerca non dimostra da sola un rapporto diretto di causa-effetto, ma propone un possibile meccanismo: l’attività chimica sviluppata dalle particelle quando entrano in contatto con i liquidi biologici.

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