Bollo auto, la truffa corre online: ecco i falsi siti da evitare
Un falso pagamento arretrato viene usato come esca per spingere gli utenti a inserire dati personali e carte di pagamento su portali che imitano l’ACI.
La trappola parte da una richiesta urgente e apparentemente credibile: controllare un presunto arretrato sul bollo auto. In questo modo, chi cade nel raggiro rischia di consegnare informazioni sensibili a pagine costruite per sembrare affidabili.
Il richiamo del falso arretrato
I siti individuati dagli esperti non coincidono con il portale corretto dell’ACI, che resta aci.it. Nel mirino sono finiti anche acitalia[.]info e acitalia[.]click, due domini creati per imitare il servizio ufficiale e intercettare gli utenti più frettolosi.
Un test effettuato con Chrome mostra già un avviso sulla possibile pericolosità dei portali. La situazione, però, può cambiare con altri browser che non sempre fermano l’accesso, lasciando aperta la strada alla frode.
Come funziona l’inganno
Una volta entrati, le pagine riproducono logo e impaginazione dell’Automobile Club d’Italia. La somiglianza grafica serve a dare l’idea di un servizio autentico e abbassare i sospetti di chi naviga.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Il meccanismo proposto è semplice: viene chiesto di inserire codice fiscale e targa del veicolo per verificare se il pagamento risulti in regola. A quel punto compaiono anche riferimenti a sanzioni, blocco PRA e perfino al divieto di circolazione, elementi studiati per spingere a reagire in fretta.
L’allarme di CERT-AGID
A segnalare la campagna è stato CERT-AGID, il Computer Emergency Response Team di Agenzia per l’Italia Digitale. L’avvertimento riguarda una nuova operazione di phishing che sfrutta l’attenzione sul bollo auto per attirare potenziali vittime verso siti contraffatti.
Il consiglio implicito è chiaro: verificare sempre l’indirizzo del portale e diffidare delle pagine che promettono controlli rapidi su pagamenti mancanti. Quando l’esca fa leva sull’urgenza, la prudenza resta il primo filtro contro il furto di dati e carte di pagamento.
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