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Tecnologia 3 min di lettura2 ore fa

BioWare chiude e Mass Effect scompare: l’ultimo colpo di scena

Dopo 31 anni termina il percorso dello studio canadese che ha creato saghe come Mass Effect, Dragon Age e Baldur’s Gate.

Il prossimo Mass Effect non vedrà mai la luce. La sua cancellazione accompagna la chiusura di BioWare, lo storico studio canadese che in oltre tre decenni ha contribuito a definire i giochi di ruolo narrativi, costruendo mondi ricordati da milioni di giocatori.

La decisione arriva mentre Electronic Arts avvia una riorganizzazione legata al passaggio della società sotto il controllo di PIF, Silver Lake e Affinity Partners. Il piano comprende più di 400 licenziamenti e coinvolge anche le persone rimaste all’interno di BioWare.

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L’ultima promessa non sarà mantenuta

Nel 2025 l’azienda aveva ridotto in modo consistente il proprio organico, sostenendo però che il gruppo ancora attivo avrebbe continuato a lavorare sul nuovo capitolo di Mass Effect. Quel progetto, rimasto in sviluppo per alcuni anni, è stato invece abbandonato insieme alla struttura dello studio.

La comunicazione d’addio è arrivata attraverso le reti sociali di BioWare. «Dopo oltre trent’anni di avventure condivise, BioWare chiude e lo sviluppo del prossimo progetto Mass Effect si conclude», ha scritto la società, spiegando che l’attenzione era ormai rivolta soprattutto alle persone colpite dalla transizione.


Dalla gloria alle difficoltà

Fondata nel 1995 da un gruppo di medici interessati ai videogiochi, BioWare aveva raggiunto la notorietà nel 1998 con Baldur’s Gate. Nel 2002 era seguito Neverwinter Nights, mentre l’anno successivo la collaborazione con LucasArts aveva portato a Star Wars: Knights of the Old Republic, apprezzato per la scrittura e per il peso delle decisioni prese dal giocatore.

La svolta più importante era arrivata nel 2007 con Mass Effect. L’universo fantascientifico originale metteva il giocatore nei panni del comandante Shepard, personalizzabile nell’aspetto e nelle caratteristiche, e affidava alla costruzione dell’equipaggio un ruolo centrale. La trilogia originale ha superato 14 milioni di copie vendute.


Dragon Age non ha riacceso la magia

Accanto alla fantascienza, BioWare aveva continuato a sviluppare il filone fantasy con Dragon Age. Il primo episodio, pubblicato nel 2009, aveva ricevuto giudizi positivi da pubblico e critica, confermando la reputazione dello studio dopo il passaggio sotto Electronic Arts, avvenuto nel 2007.

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Dopo Mass Effect 3, che aveva concluso la storia di Shepard tra numerose contestazioni sul finale, i fondatori lasciarono l’azienda e molti professionisti seguirono la stessa strada. Dragon Age: Inquisition, uscito nel 2014 dopo una lavorazione complessa, sembrò tuttavia invertire la tendenza e vinse il riconoscimento di Gioco dell’Anno ai The Game Awards 2014.


Gli ultimi passi prima della chiusura

Mass Effect Andromeda, arrivato nel 2017, non riuscì a replicare il successo della trilogia. Il tentativo di aprire una nuova fase dell’universo lasciò insoddisfatti sia numerosi appassionati storici sia parte del pubblico che si avvicinava per la prima volta alla serie.

Due anni dopo, Anthem portò BioWare verso un’esperienza multigiocatore persistente, molto diversa dai suoi tradizionali giochi di ruolo. Lo sviluppo fu segnato da cambi di direzione e numerose uscite dal gruppo, compreso Casey Hudson, figura legata a Mass Effect e Knights of the Old Republic. Il gioco non raggiunse gli obiettivi attesi e gli aggiornamenti successivi non riuscirono a rilanciarlo.

Dragon Age: The Veilguard, pubblicato nel 2024 con un’impostazione rinnovata e sistemi di gioco modificati, ottenne una risposta commerciale inferiore a quella degli episodi precedenti. Il ridimensionamento annunciato l’anno successivo aveva lasciato in vita la speranza di un ritorno alle origini, ma la chiusura di BioWare ha posto fine anche a quella prospettiva.

Nel messaggio conclusivo, lo studio ha ricordato il ruolo del pubblico nella propria storia: «Grazie per essere stati la parte più significativa della nostra storia». Un saluto rivolto a chi ha seguito le saghe, discusso delle proprie scelte e trasformato quei mondi in un patrimonio condiviso.

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