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Tecnologia 2 min di lettura5 giorni fa

A scuola meno telefoni e più affettività: la spinta delle famiglie

Il CISF Family Report 2026 mostra genitori divisi sul digitale, ma un consenso molto ampio su regole più rigide per gli smartphone e su una scuola che insegni anche relazioni, IA e competenze digitali.

Le famiglie chiedono alla scuola due cose che sembrano andare in direzioni diverse: più libertà educativa sui telefoni e, allo stesso tempo, più strumenti per capire il mondo digitale. È questa la fotografia che emerge dal CISF Family Report 2026, che mette in fila le preoccupazioni dei genitori su smartphone, intelligenza artificiale e rapporto tra casa e classe.

Il quadro restituito dal report parte da un dato netto: 7 famiglie su 10 approvano il divieto di smartphone a scuola. Accanto a questa richiesta, però, ne cresce un’altra ancora più ampia, perché l’80% vorrebbe più educazione affettiva. Dentro lo stesso perimetro entrano anche una didattica più solida sulle competenze digitali e un uso consapevole dell’intelligenza artificiale.


Lo smartphone divide, ma il consenso sul limite

Nel racconto dei genitori, il telefono è ormai uno dei punti più delicati della vita scolastica. Non viene percepito soltanto come un oggetto da tenere spento durante le lezioni, ma come un elemento che influenza attenzione, relazioni e autonomia degli studenti.

La richiesta di limitarne l’uso non resta isolata. Il dato delle 7 famiglie su 10 favorevoli al divieto indica che, almeno sul tema degli smartphone, il fronte dei genitori appare piuttosto compatto. La scuola, in questa lettura, viene vista come il luogo in cui fissare regole più chiare e meno ambigue.

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Compiti, chat e registro: il digitale entra ovunque

Il report segnala anche un cambio di scenario più ampio. L’intelligenza artificiale è già arrivata nei compiti a casa, mentre il registro elettronico permette ai genitori di sapere quasi in tempo reale cosa succede in classe. Questo aumenta la disponibilità di informazioni, ma può anche trasformarsi in un controllo continuo.

Proprio su questo punto si concentra una delle tensioni più evidenti: strumenti pensati per facilitare la comunicazione rischiano di spostare troppo in avanti il confine tra osservazione e sorveglianza. In parallelo, quasi un ragazzo su tre, sempre secondo le famiglie, si sente s…

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