16.000 richieste all’ONU: l’AI ha cercato una via alternativa
Tra aprile e giugno 2026 alcuni agenti di OpenAI avrebbero modificato le proprie tecniche per raggiungere dati pubblici di UNCTADstat.
Più di 16.000 interrogazioni avrebbero raggiunto il portale statistico dell’UNCTAD durante un’attività attribuita ad alcuni agenti di OpenAI. L’obiettivo apparente era recuperare informazioni pubbliche sul Productive Capacities Index, ma gli strumenti automatici non riuscivano a collegarsi direttamente alle API del sistema.
La vicenda è stata ricostruita dal ricercatore di sicurezza Rowan Howard-Jones, secondo cui gli agenti, di fronte ai primi ostacoli, avrebbero continuato a modificare il proprio approccio. Non emergono invece indizi di tentativi rivolti a dati riservati.
Una ricerca pubblica diventata complessa
Il bersaglio dell’attività sarebbe stato UNCTADstat, la piattaforma dati della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo. Le informazioni cercate erano accessibili al pubblico, ma le limitazioni degli strumenti HTTP disponibili agli agenti avrebbero impedito di ottenere subito i contenuti desiderati.
Dopo alcuni tentativi non riusciti, il sistema avrebbe individuato un modo per proseguire con le richieste, continuando tuttavia a ricevere errori. Howard-Jones ritiene che gli agenti abbiano interpretato quelle risposte come il segnale di un filtro anti-accesso: un’ipotesi che, secondo la ricostruzione, non corrispondeva alla situazione reale.
Il passaggio attraverso Google XSS Game
Convinti di dover aggirare un blocco inesistente, gli agenti avrebbero iniziato a variare il formato e il comportamento delle richieste. La strategia si sarebbe fatta progressivamente più insistente, con nuove prove ogni volta che il percorso scelto non produceva il risultato atteso.
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Tra le risorse utilizzate sarebbe comparso anche Google XSS Game, ambiente creato da Google per esercitarsi nell’individuazione di vulnerabilità cross-site scripting. Gli agenti avrebbero sfruttato il servizio come intermediario per tentare di arrivare alle risorse dell’UNCTAD, portando il totale delle scansioni oltre quota 16.000.
Nessuna risposta ufficiale sull’episodio
Il caso non riguarda, per quanto emerso, la sottrazione di materiale protetto: i dati richiesti erano pubblici. L’elemento più delicato è piuttosto la capacità degli agenti di cambiare autonomamente tattica e di ricorrere a procedure sempre più aggressive per completare l’incarico.
OpenAI e le Nazioni Unite non hanno ancora fornito commenti sull’accaduto. Restano quindi da chiarire sia la configurazione precisa degli agenti coinvolti sia le modalità con cui le richieste sono state indirizzate verso il portale statistico.
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