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Sport 3 min di lettura3 ore fa

Yildiz incanta, Vlahovic cerca equilibrio: Spalletti svela la sua Juve

Il tecnico bianconero racconta il talento di Yildiz, il momento di Vlahovic e il peso delle aspettative nella nuova Juventus.

Kenan Yildiz rappresenta per Luciano Spalletti l’elemento capace di cambiare le regole del gioco, mentre Dusan Vlahovic deve ancora trovare la giusta stabilità emotiva. Nell’intervista concessa a Tuttosport, l’allenatore della Juventus ha analizzato i suoi principali giocatori, ma ha parlato anche delle responsabilità legate al club e del percorso iniziato sotto la nuova dirigenza.


Yildiz sfugge a ogni previsione

Secondo Spalletti, Yildiz possiede una creatività difficile da decifrare anche per chi lo affronta ogni giorno in allenamento. Il tecnico lo ha descritto come un calciatore che non segue schemi rigidi: può avviare un’azione senza avere già deciso quale dribbling eseguire e riesce spesso a superare l’avversario anche quando il suo movimento è stato intuito.

Il paragone scelto è quello con Kvara, soprattutto per la capacità di produrre giocate inattese e di collocarsi fuori dai tempi più prevedibili dell’azione. Spalletti considera inoltre il giovane turco già un leader, non per la sua eventuale capacità oratoria, ma per il carisma che esercita sui compagni. A sostegno del concetto, ha ricordato Gianluca Vialli e l’ex centrocampista Nestor Sensini, esempi di personalità riconoscibile anche senza discorsi nello spogliatoio.


Vlahovic deve gestire la pressione

Il giudizio su Vlahovic è invece legato alla necessità di raggiungere una maggiore serenità. Spalletti ritiene che l’attaccante alterni momenti in cui si carica eccessivamente ad altri in cui abbassa troppo il livello di tensione, finendo per complicarsi da solo la gestione delle partite.

La soluzione, secondo l’allenatore, passa dalla ricerca di una temperatura emotiva più equilibrata. Non si tratta soltanto di aumentare l’impegno o la determinazione, ma di trovare una condizione personale che permetta al centravanti di esprimere con continuità le proprie qualità.


La Juventus chiede responsabilità

Spalletti ha spiegato di aver scelto la Juventus per la fiducia riposta nella squadra, per quella maturata nei confronti di sé stesso e per il richiamo della storia bianconera. L’impegno è diventato ancora più rilevante dopo l’aumento di capitale da 250 milioni, intervento che a suo avviso conferma la volontà della proprietà di assicurare stabilità al club.

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"Sento 250 milioni di responsabilità", ha detto l’allenatore, sottolineando però di vivere con soddisfazione il fatto di essere coinvolto in un progetto così importante. Ha anche definito John Elkann una persona dotata di grande semplicità nei rapporti e ha letto il cambiamento dei vertici societari come un passaggio da accompagnare con pazienza, mantenendo la continuità della proprietà.


Il percorso parte da una frenata

L’avvio, ha riconosciuto Spalletti, non è stato privo di difficoltà. La sconfitta contro il Sassuolo ha lasciato una ferita, ma il tecnico sostiene di vedere segnali utili per recuperare ritmo, organizzazione e gioco collettivo, elementi già mostrati dalla squadra per lunghi tratti nella stagione precedente.

Per descrivere la particolare identità del club, Spalletti ha distinto la Juventus dalle altre esperienze vissute in carriera: a Roma, a suo giudizio, si guida una tifoseria; a Napoli una città; all’Inter una tradizione e in Nazionale un popolo. A Torino, invece, si entra in contatto con una mentalità costruita dalla storia del calcio.


Una sfida contro il proprio livello

Il tecnico ha chiarito che l’obiettivo non consiste nel misurarsi soltanto con gli avversari. La Juventus, per la sua dimensione internazionale e per l’idea di eccellenza che rappresenta, deve soprattutto alzare continuamente il proprio standard.

Spalletti ha infine raccontato di essere abituato a giudicarsi prima ancora di ascoltare le critiche esterne. Ritiene che imparare a sopportare il dissenso aiuti a lavorare con maggiore libertà e ha ricordato l’atteggiamento della propria famiglia, che gli ha insegnato a non farsi condizionare dal bisogno di piacere a tutti.

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