Tour 2027, la tappa che può cambiare tutto: 5.400 metri di dislivello
La Grande Boucle partirà da Edimburgo il 2 luglio e proporrà 71 chilometri a cronometro prima del decisivo finale sui Pirenei
Il momento destinato a catalizzare l’attenzione sarà la diciottesima tappa: cinque colli e 5.400 metri di dislivello condurranno il gruppo fino a Saint-Lary-Soulan, al Col du Portet, punto più elevato dell’intero percorso con i suoi 2.215 metri. Il Tour de France 2027, presentato a Parigi, promette così una sfida aperta a diversi profili di corridori, dalle ruote veloci agli specialisti delle prove contro il tempo fino agli scalatori.
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Il gran finale si decide sui Pirenei
La frazione regina proporrà una sequenza impegnativa: Col du Soulor, Tourmalet, Hourquette d’Ancizan e infine l’ascesa verso il Col du Portet. Il celebre Tourmalet sarà dunque il fulcro della parte conclusiva, dopo una prima settimana costruita soprattutto su percorsi mossi e arrivi adatti ai corridori capaci di scattare in salita.
Il giorno prima della conclusione a Parigi, invece, la corsa dovrebbe favorire i velocisti con il traguardo di Libourne. La passerella sugli Champs-Élysées tornerà a includere la Butte Montmartre e il tratto in pavé di rue Lepic, inserito per la terza volta consecutiva e già capace di regalare duelli spettacolari tra Wout van Aert, Mathieu van der Poel e Tadej Pogačar.
Due cronometro per gli specialisti
Il programma prevede complessivamente 71 chilometri contro il tempo, il dato più alto dal 2012. La prima prova arriverà alla settima tappa, da Blois a Chambord: 38 chilometri interamente pianeggianti, in uno scenario dominato dai castelli.
La seconda cronometro sarà collocata all’inizio della terza settimana, a Tolosa. Il tracciato misurerà 33 chilometri e comprenderà la ripida salita di Pech David. Una configurazione che potrebbe esaltare Remco Evenepoel, secondo alle spalle di Pogačar nell’edizione dell’anno scorso e tra i principali specialisti della disciplina.
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Scozia, Galles e primi verdetti
La partenza è fissata a Edimburgo per venerdì 2 luglio. Sarà la quinta volta in sei anni che il Tour prenderà il via fuori dalla Francia, con le prime tre tappe distribuite tra Scozia e Inghilterra e conclusione della sequenza britannica a Cardiff, in Galles.
Il direttore Christian Prudhomme ha spiegato che l’impostazione mira a rendere imprevedibile la lotta per la maglia: «I primi dieci giorni sono pensati per favorire un continuo cambio di maglie». L’arrivo in Francia avverrà nel Cotentin, lungo la costa, in una frazione progettata per i corridori esplosivi e caratterizzata da numerosi chilometri sul mare.
Salite meno celebri ma decisive
Plumelec e Le Creusot, con il passaggio sul Signal d’Uchon, offriranno percorsi troppo severi per i velocisti puri. La prima vera incursione in alta montagna arriverà invece alla nona tappa, con il traguardo al Grand Colombier e l’avvio di due giornate alpine consecutive.
Le Alpi includeranno anche una doppia scalata di Domancy, salita che a settembre ospiterà la prova in linea dei Campionati del Mondo, e il successivo arrivo a Les Saisies. Non compariranno alcuni dei nomi più celebri, come Galibier, Izoard e Alpe d’Huez, ma Prudhomme ha difeso la scelta: «Se si vogliono scoprire altri valichi, bisogna accettare il fatto che non ci siano sempre i più celebri». Nel tracciato, comunque, ci sarà il Tourmalet, destinato a diventare il passaggio chiave verso il verdetto finale.
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