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Sport 2 min di lettura3 ore fa

Totti, tre volte senza fiato: il Covid, il padre e la paura per Cristian

Nell’intervista, l’ex capitano della Roma ripercorre il legame con il padre, il problema di salute del figlio e i 21 giorni trascorsi con una grave forma di Covid

Francesco Totti ha scelto di raccontare anche gli episodi più dolorosi della sua vita privata. Nell’intervista al Corriere della Sera, l’ex capitano della Roma ha parlato della malattia affrontata dal figlio Cristian, della scomparsa del padre e della polmonite che lo ha portato vicino al ricovero durante il Covid.

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Il Covid lo ha portato al limite

La malattia, ha spiegato Totti, avrebbe potuto avere conseguenze molto più gravi. La saturazione era scesa a 87, i medici valutavano il ricovero e la broncopolmonite era particolarmente forte. Per 21 giorni l’ex calciatore ha avuto febbre a 39 gradi e difficoltà a respirare.

«Ho rischiato di morire. Morire di Covid, come mio padre», ha raccontato. A indicargli una posizione utile per facilitare la respirazione è stato il professor Zangrillo, che gli consigliò di dormire con il torace appoggiato al letto per favorire l’apertura dei polmoni. Dopo una fase molto difficile, Totti è riuscito a superare la malattia.


La paura per la salute di Cristian

Un altro momento drammatico è stato legato a Cristian. Il figlio giocava a calcio e aveva accusato problemi respiratori; durante un controllo, dagli esami emerse una piccola anomalia vicino al cervello. La telefonata del medico arrivò la sera e colse Totti completamente impreparato: «Mi si è fermato il respiro, il cuore, non capivo più nulla».

Gli accertamenti successivi chiarirono che il problema riguardava l’Acquedotto di Silvio, il canale che trasporta il liquido necessario al cervello. Il Coni revocò l’idoneità sportiva a Cristian e l’operazione avrebbe potuto consentirgli di tornare a giocare. La famiglia, però, decise di non procedere: secondo Totti, il rischio era troppo delicato perché coinvolgeva il cervello e non un’articolazione.

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Il vuoto lasciato dal padre

La morte del padre ha rappresentato per Totti una frattura profonda. Lo ha descritto come una figura poco incline alle manifestazioni affettuose, ma capace di trasmettere attraverso la presenza quotidiana valori come educazione, rispetto e positività, anche negli anni più difficili sul piano economico.

Tra padre e figlio, ha spiegato, bastava spesso uno sguardo per comprendersi. Non c’erano complimenti né abbracci, ma un legame solido e silenzioso. Dopo la sua scomparsa, Totti ha detto di aver avuto la sensazione che gli mancasse l’aria.


Il tifoso rimasto ancorato al 2017

Nel racconto dell’ex capitano trova spazio anche l’incontro con un sostenitore, avvenuto mentre Totti era in moto con la figlia Isabel. L’uomo lo aveva riconosciuto a un semaforo e, dopo averlo salutato, gli aveva confidato di considerarlo più importante dei propri genitori.

L’uomo aveva sottoscritto un abbonamento in Tribuna Tevere e andava allo stadio ogni domenica sperando di vedere Totti uscire dallo spogliatoio. Quando si accorgeva che non sarebbe sceso in campo, lasciava lo stadio senza assistere alla partita. Alla domanda dell’ex calciatore, rispose che per lui tutto era terminato nel 2017, l’anno dell’addio al calcio.

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