Totti, la porta resta aperta: «Roma, se servi io ci sono»
L’ex capitano giallorosso ripercorre il ritiro, i drammi familiari e il rapporto con il club, chiarendo quale ruolo non accetterebbe mai.
Francesco Totti non chiude la porta alla Roma, ma pone una condizione precisa: sarebbe disposto a mettere a disposizione la propria esperienza soltanto per avere un ruolo reale, non per apparire accanto alla società. Nell’intervista ripercorre anche il dolore per la fine della carriera, la perdita del padre, la malattia del figlio e il grave Covid che lo ha colpito.
GioiaPura
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Alla Roma, ma senza fare scena
Il legame con il club, spiega Totti, non si è mai spezzato. La maglia giallorossa rappresenta ancora una parte essenziale della sua identità, ma l’ex numero dieci non accetterebbe di essere utilizzato soltanto come simbolo nelle cerimonie o nelle occasioni celebrative.
Quando era dirigente, racconta, veniva coinvolto soprattutto per risolvere le emergenze. Durante la gestione Pallotta rinunciò a tre anni e mezzo di contratto perché avrebbe voluto partecipare alle decisioni dell’area tecnica. Il suo interesse per il calcio, sostiene, può essere più utile di quello di professionisti estranei a quel mondo. Sul possibile ritorno ha lasciato una frase netta: «Se hanno bisogno della mia conoscenza del calcio, sono qui».
Totti ha comunque confermato che prenderà parte alle celebrazioni per il centenario della Roma insieme ai tifosi. Ha ricordato anche il peso avuto nella storia del club, sostenendo di averne accompagnato sul campo almeno un quarto dei cento anni.
Il ritiro fu un salto nel vuoto
L’addio al calcio giocato, pur circondato da una grande festa, gli provocò un forte smarrimento. Il passaggio da una vita regolata dagli allenamenti e dalle partite a giornate senza più riferimenti lo lasciò impreparato: «Mi sentivo solo in mezzo all’oceano. Mi sembrava che il vuoto mi soffocasse».
L’ex capitano ha ammesso di aver attraversato un periodo vicino alla depressione. La conclusione della carriera gli fece perdere il senso delle abitudini costruite in tanti anni e, per un momento, anche la capacità di riconoscersi al di fuori del campo.
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A questo dolore si aggiunsero altre prove. La scomparsa del padre, figura riservata ma fondamentale nella sua educazione, fu descritta come una perdita capace di togliergli il respiro. Totti ha poi ricordato la vicenda del figlio Cristian, al quale fu individuato un problema nell’area dell’“Acquedotto di Silvio”, il canale che trasporta il liquido necessario al cervello. Il Coni revocò l’idoneità sportiva al ragazzo e la famiglia decise di non procedere con l’intervento.
Il Covid e il debito verso i Sensi
Anche la malattia lo mise seriamente in pericolo. Totti ha raccontato di aver avuto una saturazione dell’87%, una broncopolmonite molto grave e febbre a 39 gradi per 21 giorni. Il professor Zangrillo gli suggerì di dormire a pancia in giù per favorire l’apertura dei polmoni; l’ex calciatore ha spiegato di essere riuscito a superare quella fase, pur avendo rischiato il ricovero.
Nel corso dell’intervista è emerso anche un episodio rimasto a lungo riservato. In un periodo difficile per la famiglia Sensi, Totti avrebbe rinunciato per diversi mesi al proprio stipendio affinché le somme fossero destinate ai dipendenti della Roma, ritenuti più esposti alle difficoltà economiche. «Ho fatto tante cose così senza farle sapere», ha raccontato, descrivendo il rapporto con il club come una forma di simbiosi.
Il rapporto tormentato con Spalletti
Totti ha parlato infine del legame con Luciano Spalletti, tornato di recente a lavorare con lui soltanto per uno spot. Tra i due, ricorda, c’era stata una sintonia profonda, andata oltre il calcio, prima che nell’ultima stagione emergessero tensioni attribuite dall’ex capitano anche a dinamiche interne alla società.
Secondo Totti, qualcuno avrebbe convinto l’allenatore che lui stesse cercando di allontanarlo. L’ex numero dieci respinge però questa ricostruzione e rivendica di non aver mai ostacolato i tecnici né imposto acquisti o scelte: nella sua versione, la priorità è sempre stata la Roma, insieme alla squadra e ai suoi sostenitori.
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