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Sport 3 min di lettura4 ore fa

Tacconi spinge Del Piero: “Presidente della Juve, scelta ideale

L’ex portiere bianconero ripercorre carriera, amicizie e malattia nell’autobiografia “L’arte di parare”, senza risparmiare critiche alla gestione del club.

Stefano Tacconi vede in Alessandro Del Piero il profilo giusto per un ruolo di vertice nella Juventus. L’ex portiere bianconero, intervistato in occasione dell’uscita della sua autobiografia “L’arte di parare”, ha parlato anche delle scelte della proprietà, del rapporto con i grandi compagni e del lungo percorso seguito all’aneurisma del 23 aprile 2022.

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Del Piero può cambiare la Juventus

Secondo Tacconi, il possibile ingresso di Del Piero nella dirigenza rappresenterebbe una soluzione ideale per il club. “Leggo di Del Piero presidente: sarebbe la cosa migliore che possano fare”, ha affermato, indicando nell’ex capitano una figura capace di conoscere dall’interno il mondo bianconero.

Nel ragionamento dell’ex estremo difensore c’è anche una critica al modo in cui vengono impiegate le risorse della famiglia Elkann. Tacconi riconosce gli investimenti della proprietà, ma mette in discussione la qualità delle decisioni: a suo giudizio, non basta mettere denaro, bisogna affidarsi a persone in grado di individuare i calciatori più adatti.


La vita dopo l’aneurisma

Il ricordo più delicato riguarda la malattia che lo ha colpito nel 2022. Tacconi ha raccontato di essere stato convinto, prima dell’aneurisma, che avrebbe continuato per sempre a fumare due pacchetti al giorno e a bere whisky torbati.

La convalescenza lo ha costretto a cambiare abitudini, anche se il carattere è rimasto quello di sempre. “Non ho avuto paura di non farcela, ma so che non sarò mai più come prima”, ha spiegato, aggiungendo con la consueta schiettezza di continuare a sentirsi il solito “str***o”, nonostante le raccomandazioni ricevute.


Da Tokyo a Italia ’90

Tra i capitoli sportivi dell’autobiografia c’è la Coppa Intercontinentale. Da bambino, guardando in televisione una finale di Coppa dei Campioni dell’Inter, Tacconi aveva confidato al padre il sogno di disputare un giorno quella partita. A Tokyo, dopo l’annullamento del gol di Platini, fu soddisfatto perché immaginava che la sfida sarebbe arrivata ai rigori e che lì avrebbe potuto diventare decisivo.

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Anche il rapporto con Walter Zenga occupa uno spazio importante nei suoi ricordi. Prima della semifinale di Italia ’90 contro l’Argentina, Tacconi prestò al portiere azzurro i propri guanti, resi inutilizzabili dal sudore. Difese inoltre Zenga dalle critiche per la rete di Caniggia e raccontò che, in alcune occasioni, i due concordavano persino le risposte da dare ai giornalisti per attirare nuovamente l’attenzione dei media.


Il peso dei ricordi bianconeri

Tacconi ha rievocato anche il trauma dell’Heysel, sostenendo che Platini fosse rimasto profondamente segnato al punto da pensare di smettere. Sul fatto che fosse corretto giocare quella partita ha mantenuto i suoi dubbi, ma ha ritenuto che disputarla potesse contribuire a evitare ulteriori vittime.

Il suo rapporto con la Juventus è riemerso anche attraverso gli episodi legati alle multe. Boniperti gli chiedeva di contare fino a dieci prima di parlare, mentre lui ammette di riuscire ad arrivare appena a due. Dopo una battuta sull’arrivo in elicottero di Berlusconi a Milanello, ricevette una sanzione da 10 milioni; l’Avvocato Agnelli, secondo il racconto, si offrì di coprirne metà.

Una delle poche multe prese da Gaetano Scirea nacque invece da una dimenticanza di Tacconi. Il difensore gli aveva chiesto un passaggio all’allenamento perché aveva l’auto guasta, ma il portiere se ne scordò: Scirea arrivò con mezz’ora di ritardo e fu punito. Quando Tacconi propose di pagare metà della somma, la risposta fu netta: avrebbe dovuto occuparsene interamente lui.

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