Stipendi Juve, il caso Ronaldo sale in Cassazione: cosa succede ora
La Juventus ha impugnato la decisione sui 9,8 milioni riconosciuti a Cristiano Ronaldo, mentre la somma risulta già coperta negli accantonamenti del club.
La disputa tra Juventus e Cristiano Ronaldo non si chiude con la decisione del giudice torinese: il club ha scelto di portare il caso davanti alla Corte di Cassazione. Il ricorso, notificato a marzo 2026, attende ora la fissazione dell’udienza e riapre un contenzioso iniziato nel 2021.
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Il ricorso riapre il caso Ronaldo
La società ha contestato la pronuncia del Tribunale di Torino relativa alla somma dovuta al calciatore portoghese. Al centro resta la cosiddetta Carta Ronaldo, documento collegato alla manovra sugli stipendi organizzata durante la pandemia dai vertici della Juventus.
Secondo gli atti della vicenda, l’intesa riguardava un debito residuo di 19,5 milioni di euro. Ronaldo lasciò poi la Juventus per trasferirsi al Manchester United, senza che quella cifra venisse completamente saldata. La controversia è così proseguita anche dopo la cessione del giocatore.
Dai 19,5 milioni alla somma riconosciuta
Un lodo arbitrale emesso nell’aprile 2024 aveva stabilito che al fuoriclasse spettasse la metà dell’importo contestato: circa 9,8 milioni di euro. La decisione era stata successivamente confermata, lo scorso gennaio, dal Giudice del Lavoro di Torino.
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La Juventus, tuttavia, ha deciso di non fermarsi a quel passaggio e ha presentato impugnazione in Cassazione. L’iniziativa è stata resa ufficiale nella relazione allegata al bilancio 2025-26, dove il club ha indicato anche lo stato attuale del procedimento, ancora in attesa di udienza.
L’impatto sui conti della Juventus
Nella stessa documentazione finanziaria, la società ha precisato di avere già effettuato gli accantonamenti legati alla controversia. Questo significa che, secondo quanto riportato dalla Juventus, l’esito economico della vicenda è stato già considerato nei conti del club.
La società sostiene quindi che il caso non dovrebbe produrre ulteriori effetti sui bilanci futuri. Sul piano giudiziario, però, la partita resta aperta: l’ultima parola spetterà alla Cassazione, chiamata a esaminare il ricorso contro la decisione maturata nei precedenti gradi della controversia.
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